Sei pronto?

 

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Sei pronto? Ti domanda una voce garbata, ma autorevole.

Pronto per cosa? Domandi a tua volta.

Non sei mai pronto, non ti senti  mai pronto. Hai posticipato poche cose nella tua vita, e mai importanti, ma raramente ti sei sentito davvero pronto. Agli appuntamenti ti sei sempre presentato, ma con il dubbio di non aver portato tutto quello che avresti dovuto, di non aver studiato abbastanza, di non esserti messo l’abito adatto, di non essere emotivamente pronto.

Ora ti mettono davanti una porta dietro la quale si cela la tua più grande paura. Un po’ come in 1984 di Orwell, ma con la sensazione (falsa) di poter scegliere.

Sei pronto? Ti chiedono di nuovo.

Adesso hai capito qual è la posta in gioco. Ed è molto alta. Puoi sempre decidere di tenere quella porta chiusa, ma sai che la paura non se ne resterà lì per sempre, prima o poi deciderà di uscire.

Seduto per terra con le mani davanti alla faccia preghi di poter essere, almeno una volta nella vita, come gli eroi che, superato il momento di smarrimento, guardano dritto negli occhi il drago che dovranno sfidare, certi che il loro spadino andrà a conficcarsi dritto nel cuore della bestia. Vorresti, in una parola, essere geneticamente figo.

Invece sei solo tu, antieroe come quasi tutti sulla terra (e non come quelli del cinema che poi sono di nuovo eroi). Per quelli come te, passato il momento di smarrimento ne arriva un altro.

Ora le emozioni ti ballano intorno come scimmie impazzite.

Guardi ancora una volta la porta.

Ti alzi come in trance e afferri la maniglia.

Una piccola luce, quasi un granello di polvere colpito da un fascio luminoso, ti passa davanti agli occhi.

La chiamano speranza.

Deglutisci a fatica, perché sai che anche sperare costa. Anche rialzarsi avrà un prezzo. Dovrai metabolizzare pezzi di paura e aggiustarli, rimettendoli in ordine. Per certi versi dovrai mentire a te stesso, ripetendoti che ce la farai.

Sei pronto? Ti chiedono ancora una volta dalla regia.

Tu afferri la metaemozione che più ti sta vicino e, spinto dalla rabbia che ti ribolle dentro, gridi la risposta che da sempre alberga dentro di te:

NOOOOOOOO! Cazzo! Non sono pronto.

E  adesso apriamo questa dannata porta.

(Domani pomeriggio aprirò una porta dietro la quale si cela una grande paura e, signori e signore, lo farò con tutto l’antieroismo di cui sono capace.)

 

 

 

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