Labirinto

labirinto

 

Ti sei messo in un bel pasticcio, sei entrato in un labirinto.
Sei passato davanti all’entrata, le alte pareti di vegetazione non ti permettevano di vedere molto o di intuire la sua pianta.
Hai ficcato la testa dentro solo per un istante, quasi con il timore di venir risucchiato dalla sua energia. Dentro hai visto viali perfettamente curati che non si sa dove conducano e altre pareti verdi. Hai riportato la testa al suo posto e, cacciandoti le mani in tasca, hai fatto finta che non ti interessasse. Hai proseguito oltre. Solo per alcuni passi.
Ti sei voltato di scatto, una frazione di secondo. Il tempo di vedere il tuo doppio entrare nel labirinto. Vestito come te, con una faccia identica alla tua, ha deciso di entrare.
Torni indietro correndo. Ti affacci e lo vedi già incamminato lungo uno dei viali perfettamente curati. Lo chiami. «Ehi!»
Ma lui non si gira nemmeno e svolta a destra, sparendo.
Questa volta non ci pensi molto e ti getti dentro anche tu.
Scegli lo stesso viale che ha scelto lui e svolti a destra in fondo, come ha fatto lui. Ma non c’è. Provi a chiamarlo. Nulla.
Continui a procedere un po’ affannato. Le pareti sembrano tutte uguali, ogni svolta uguale a un’altra. Un bivio. Tre possibilità.
Ti guardi alle spalle e, tra paura e sconforto, ti accorgi di non aver prestato attenzione a dove andavi. Ti sei perso.
Decidi di tornare sui tuoi passi. Che vada pure avanti l’altro, tu non hai tempo da perdere!
Ma tornare al punto di partenza è difficile quanto andare avanti. Trovi un sedile di pietra che un’anima caritatevole ha posto lì consapevole che qualcuno ne avrebbe avuto bisogno. Ti siedi e ti prendi la testa tra le mani. Cosa fare adesso che sei perduto? Adesso che non sai dove andare?
Senti dei passi alle tue spalle, oltre la siepe. Ti metti in piedi sul sedile e lo vedi. È lui. Sta passando proprio di lì.
Lo chiami di nuovo, ma lui procede. Allora scendi dal sedile e cerchi un varco che ti porti in quella direzione. Lo trovi, sei esaltato dalla scoperta. Corri.
Di nuovo viali identici e bivi con due o tre possibilità. Qualche volta ti trovi davanti un muro verde e sei costretto a tornare indietro.
Ora che ti sei perduto, e lo sai, non sei più così preoccupato. Strano.
Ti concentri sui tuoi passi, rallenti. Osservi la vegetazione e i viali. Qualcuno si è preso cura di questi spazi, qualcuno ancora prima li ha progettati. Ogni tanto trovi un sedile di pietra e ti fermi a pensare, a riposare.
È quasi il tramonto quando trovi uno spiazzo ampio con una fontana al centro. L’acqua zampilla con i riflessi del sole rosso. Bevi finalmente.
Non ti sei accorto che ai piedi della fontana è seduto qualcuno. È l’altro. Ti sorride. Ha la tua faccia, ma sembra diverso. Il suo sorriso ti incoraggia. Hai voglia di conoscerlo meglio. Lo prendi per mano e insieme vi rimettete in cammino.
Andate alla ricerca dell’uscita che fatalmente sarà identica all’entrata.
Non sai quando la troverete, non ti interessa più così tanto uscire dal labirinto.

 

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