Interviste oniriche #85 Debora Mayfair

 

 

Vedere la magia non è da tutti, presuppone uno sguardo particolare e spesso lo si conquista attraverso dure prove.

La mia ospite di oggi questo sguardo magico ce l’ha e non solo quando scrive.

Debora Mayfair!

 

Raccontaci il tuo sogno.

 

Ho sognato di essere sul ciglio di una scogliera e piangevo rivolta verso il mare la morte di un’amica

Sotto, sulla spiaggia c’era la statua decapitata della sirenetta, quindi ho capito che ero a Copenaghen.

Avevo fatto delle ricerche la sera prima era successo attorno agli anni ’20.

Un uomo biondo mi abbraccia consolandomi, ma provo un intenso istinto di repulsione e paura.

Non sto a dirti che mi son segnata tutto e lo userò come trama per un romanzo.

 

Nel sogno piangi la morte di un’amica e, da dove ti trovi, puoi vedere la statua decapitata della sirenetta. Che rapporto hai con il Femminile?

 

Credo che il femminile sia la parte magica insita in ogni cosa o persona. La scintilla di vita, l’istinto di sopravvivenza.

 

La magia è realtà o fantasia?

 

È reale e tangibile.

 

In cosa si manifesta?

 

Nelle emozioni. Nel fatto che ogni giorno nascano anime diverse l’una dall’altra, ognuna unica e con un potenziale infinito. Io poi soffro anche di una lieve forma di sindrome di Stendhal, quindi il solo pensiero di mettermi a piangere o provare un forte senso di repulsione davanti a un quadro o una statua, che dovrebbero essere nient’altro che marmo o pigmenti, è una prova “tangibile” della magia infusa dall’autore.

 

Ti sei mai trovata a osservare una situazione che poteva precipitare?

 

Troppe volte… ho avuto un’infanzia piuttosto complicata. Secondo me l’apatia che provo in certi momenti l’ho sviluppata all’epoca, ormai durante alcune situazioni è come se mi astraessi. È tipo un meccanismo di difesa.

 

Nel sogno provi un senso di repulsione. Cosa ti provoca repulsione nella vita?

 

Di solito niente in particolare… sono vegana, eppure guardo tranquillamente anche i documentari in cui gli animali si sbranano a vicenda senza battere ciglio: è la natura, così deve essere. A volte, istintivamente evito certe persone, perché mi danno un senso di irrequietezza, anche se non le conosco. Funziona anche l’opposto: a volte vedo degli sconosciuti (o sconosciute, l’ho detto al maschile per generalizzare) che direi quasi “corteggio” perché a pelle mi chiamano… capisco che si potrebbe andare d’accordo insomma.

 

Che rapporto hai con il Maschile?

 

Il maschile è l’altra controparte dell’universo, serve come servono entrambi ying e yang. È l’altro piatto della bilancia che deve mantenere l’equilibrio. Vedo un po’ femminile e maschile come il concetto di eros e thanatos… pulsione alla vita e pulsione alla morte, sempre in lotta ma sempre insieme.

 

Cos’è la paura?

 

La paura… credo che sia un meccanismo di difesa. Senti che una situazione potrebbe metterti a rischio e il tuo istinto reagisce di conseguenza.

Una sorta di istinto, quindi? Che rapporto hai con l’istinto?

 

L’istinto è il mio migliore amico.

Spesso, seguendo l’istinto, faccio o non faccio determinate cose, senza che ci sia la logica da intermediario. A volte sento che non devo andare in una determinata strada, o che devo fare una cosa così, senza un valido motivo.

Mi fido molto del mio istinto e lo accetto così com’è… mi piace pensare che, anche se non vedo il filo logico, abbia tutto un senso.

Si è capito che sono estremamente empatica?

 

Debora ci lascia con Likke Li, Gunshot.

Questo è il romanzo di Debora.

 

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