Interviste oniriche #59 Marika Bernard

Potete dire molte cose della mia rubrica, potete anche azzardarvi a criticarla (se siete coraggiosi), ma non potrete mai, MAI, dire che non sia sul pezzo.

Noi siamo sempre sul pezzo e, se non lo siamo, ce lo creiamo noi il pezzo.

E’ o non è periodo di funghi?

E allora noi abbiamo un sogno che parla di funghi, perdio!

Ce l’ha raccontato Marika Bernard!!!

 

 

 

Raccontaci il tuo sogno.

 

Nel sogno sono io piccola, sugli otto anni, cammino da sola in un bosco ma non ho paura. D’un tratto in un prato alberato – l’unico che vedo nel sogno – nascono un sacco di funghi, sia buoni che son in maggioranza, che quelli rossi cattivi, in minoranza ma enormi che sovrastano quelli buoni, come a volerli soffocare… e qui mi sveglio sempre.

È un sogno brevissimo ma che faccio una volta l’anno.

 

Quanto sono importanti i confini per te?

 

Pochissimo. Creano solo confusione, inimicizie e basta. Non mi piacciono i confini umani né geografici.

 

Cos’è la paura?

 

Una cosa che fa parte di noi, della vita.

 

Come la gestisci?

 

Ho il terrore delle api e appena ne vedo una mi blocco, balbetto e sudo freddo. Non so gestirla, purtroppo.

 

Cosa abbonda nella tua vita?

 

I libri che colleziono, le idee, l’amore del mio ragazzo.

Di che colore sono le tue idee?

 

In buona parte nere, del nero più nero, ma quello lucido che sembra ancora più scuro. E un piccolo angolo blu metal che mi ricarica.

 

Cosa rappresenta per te il nero?

 

La vita e la morte, la rinascita, il buio che mi serve per meditare, calore.

 

Riesci a vedere l’aspetto vitale del nero. Vedere aspetti inconsueti nelle cose è una tua caratteristica?

 

La mia vita è inconsueta: percepisco cose che molti non riescono a sentire… vibrazioni oltre la vita terrena.

 

A cosa ti fanno pensare questi funghi del sogno?

 

Al cattivo, al marcio che tenta di sovrastare il buono.

 

Come possiamo tener vivo il buono che c’è in noi?

 

Secondo me si alimenta continuando a far del bene, anche solo una piccola cosa, ogni giorno, ricordandosi che, se serve, anche un vaffa fa bene.

 

Sei una persona metodica?

 

Ma anche no. Odio gli schemi, le regole e varie scalette. Se alla sera faccio progetti per il giorno dopo, so che li stravolgerò. E accade sempre.

 

Questo vale anche per la scrittura?

 

Moltissimo. Non passa un giorno che non scrivo, anche solo per prendere appunti. Scrivere mi rilassa, mi aiuta a staccare la spina e a farmi entrare in un mondo tutto mio.

 

Quindi la scrittura è il tuo angolo di metodicità. Cos’altro ti regala la scrittura?

 

No, non lo vedo come una cosa metodica, ma un bisogno per uscire dalle regole. Beh, mi regala emozioni, passione e delle belle arrabbiature quando non mi viene un pezzo in maniera decente.

 

Marika ci lascia con My Immortal, Evanescence.

Questo è il romanzo di Marika.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *