Intervista onirica #93 Alessandra Leonardi

 

 

 

Siamo all’ultimo appuntamento, miei adorati.

L’ultimo appuntamento prima della pausa estiva. Cosa ci riserverà settembre non lo sappiamo, è ancora prematuro.

Forse le interviste oniriche torneranno con una veste nuova, forse non torneranno. Chi può dirlo?

Quel che è certo è che continuerò a parlare con voi di sogni.

E oggi non faccio differenza.

Abbiamo un sogno ghiacciato, ottimo per l’estate che ci attende.

Per farcelo raccontare dobbiamo scavare, scongelare e poi prendere un ascensore.

Pronti?

Alessandra Leonardi!

E, casomai non vi rivedessi, buon pomeriggio, buona sera e buonanotte!

 

 

Raccontaci il tuo sogno.

Negli ultimi tempi non sogno spesso, forse perché sogno tanto di giorno. So che in realtà sogniamo sempre, solo che al mattino non lo ricordiamo. Poche notti fa ho sognato che stavo tranquilla a casa col mio compagno, quando mi arriva una telefonata dei miei genitori che stavano in montagna, e mi chiedevano di andare a prenderli perché c’era la neve, una bufera. Rispondevo che ormai era notte e la mia auto l’avevano loro, ma sarei arrivata la mattina dopo. La seconda scena del sogno è questo cumulo di neve , ci sono dei soccorritori con me e scaviamo. Sotto c’è la mia auto con dentro i miei in un blocco di ghiaccio, abbracciati. Un sogno molto angosciante che mi ha intristito per tutto il giorno seguente!

Tempo fa avevo anche un sogno ricorrente. Ho sognato tantissime volte di trovarmi in un ascensore , sempre in un luogo diverso, a volte bello a volte brutto, a volte sola a volte con qualcuno. A un certo punto l’ascensore inizia a percorrere vie strane, va in orizzontale, in obliquo, traballa e le pareti esterne, se ci sono, diventano tutte rovinate e cadenti. Le sensazioni sono di paura e senso di soffocamento.

Avere cura degli altri è qualcosa che ti viene spontaneo?

Non sempre, anzi. Sono io la prima ad aver bisogno di cure e attenzioni. Negli ultimi anni però sono migliorata sotto questo aspetto , anche perché persone a me vicine si sono ammalate e hanno bisogno di cure. Di cure e di presenza, che è quello che in realtà tutti desiderano.

A livello simbolico cosa rappresenta per te il freddo?

Il freddo rappresenta la solitudine, la povertà, la tristezza. Mi fa pensare a favole tristi tipo la piccola Fiammiferaia, al gelo che ti arriva alle ossa e neppure un abbraccio per scaldarsi… Poi c’è il freddo dell’anima: quello descritto in “Quella che non sei” di Ligabue: ” C’è un posto dentro te in cui fa freddo è il posto in cui nessuno è entrato mai”…

Che aspetto di te hai dovuto portare fuori scavando?

Nel sogno non ho avuto modo di provare emozioni , oltre che lo sconcerto. Dopo aver scavato e trovato i miei genitori morti e ibernati mi sono svegliata, ma il malessere e il dolore sono rimasti con me per qualche giorno. Mi chiedo però cosa ci sarebbe da tirare fuori, cosa uscirebbe se scavassi sotto ai cumuli in cui ho seppellito ricordi, sensazioni, emozioni? Uscirebbe un fiotto di rabbia come fosse un’eruzione vulcanica. Uscirebbe una me vestita da Beatrix Kiddo in Kill Bill in cerca di vendetta. Uscirebbero tanti rospi gracidanti sepolti da montagne di ” ‘sticazzi” .

L’ascensore nel tuo sogno ricorrente prende strade ‘alternative’. Cosa nella tua vita ha preso strade alternative?

Ogni tanto mi fermo a pensare agli snodi principali della mia vita, ma non riesco a individuarli con precisione. E’ tutto un annodarsi di cause e effetti dai limiti molto confusi. Se paragoniamo la mia vita a quella delle “persone normali”, non ho seguito il classico iter prescritto dalle norme sociali: laurea, lavoro, matrimonio, figli. Non mi sono laureata perché all’epoca lavoravo spesso e avevo perso interesse;ho sempre avuto un lavoro che possiamo definire precario anche se sono anni che cerco di trovarne uno stabile , con finora zero risultati; non mi sono sposata anche se ho un compagno da anni (ma potrei sempre farlo…chissà!) e non ho mai sentito la necessità/desiderio/ticchettio dell’orologio biologico di riprodurmi. Quindi che faccio? Scrivo!

Cos’è la normalità?

È ciò che la la società ritiene consono, utile e vantaggioso per la vita di una comunità, anche a livello individuale, per uno sviluppo singolo e per il benessere collettivo. Queste norme sociali derivano dai valori veicolati dalla cultura di quel dato luogo e tempo. Le divergenze creano conflitto e il conflitto crea innovazione, ma il conflitto viene ostacolato in tutti i modi da chi desidera conservare lo status quo.

La scrittura è il tuo angolo di normalità o di anormalità?

È il mio angolo e basta. Per me non esiste né l’una né l’altra, sono solo convenzioni sociali.

La paura è…

La paura è una sensazione molto importante. Tralasciando le fobie (io sono insettofobica e un po’ claustrofobica), è grazie alla paura che si riescono a percepire i pericoli e a organizzarsi perché non accada nulla di grave; però è un’arma a doppio taglio, perché la paura potrebbe anche portare a un blocco. Al laboratorio di poesia che frequento a ogni incontro indaghiamo su un’emozione, leggiamo poesie a tema e infine componiamo una poesia. Questa è la mia.

Paura

Staziona tra le viscere

Ogni tanto s’affaccia,

In un tentativo di prevaricazione.

Paura di scomparire

Di vivere ai margini

Al buio e al freddo

Stillicidio di solitudine.

Un’energia calda mi pervade

Luce di affetti nuovi e antichi

Armatura che m’avvolge.

E anniento ogni timore.

 

Alessandra ci lascia con Frozen, Madonna.

Questi sono i lavori di Alessandra.

Questo è il blogtour in corso.

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