Intervista onirica #90 Daniele Conti

 

 

Un messaggio mai letto, un occhio, una tigre e una task force a conduzione familiare.

Cosa possono avere in comune?

Nulla oppure tutto, a seconda.

Ce ne parla Daniele Conti!

 

Raccontaci i tuoi sogni.

Sogno 1: è qualche tempo che sogno colleghi di lavoro…(faccio il magazziniere). Mi ritrovo, non so il perché, a entrare in una specie di tavola calda, che all’interno si rivela però con un arredamento e un tipo di servizio da ristorante di prima categoria. Qui lavora uno dei miei attuali colleghi (al quale nella realtà ho insegnato il lavoro). I tavoli sono tutti raggruppati in fondo al salone principale, non preparati (come se facessero pulizie). Lui mi dice di passare oltre la sala per scendere in un secondo ambiente dove c’è molto fumo di sigaretta e tavoli da gioco con molte persone che non conosco, stanno giocando ( è una sorta di bisca clandestina come nei film.).

Dico al mio collega che non è ciò che cerco e che sono lì per mangiare. Lui, senza parlare, mi indica una seconda scala che scende in una enorme cambusa (più simile ad un mercato di borgata), dove ci sono molte persone (non italiane) che preparano i cibi su dei tavoli grandi.

Tutto intorno a loro, delle file di cassette di frutta e verdura colme. Mi fermo a parlare con quello che sembra essere il responsabile della cambusa e mi dice: “Scegli qualcosa da questa fila di casse”.

Indica una colonna di cassette di frutta e verdura dietro di me. Mentre scelgo qualcosa che sembra una radice (tipo zenzero), mi si avvicina un ragazzo di origine mediorientale vestito con gli abiti del suo paese di color coloniale. Poggia un piccolo libro dalla copertina bianca con finiture oro su una delle cassette. Da dentro il libro spunta un cartoncino bianco con scritto qualcosa. Il ragazzo con un gesto mi invita a leggere il cartoncino. Non so perché, ma sento che la cosa è importante. Prendo il cartoncino, ma non riuscirò a leggerlo (suona la sveglia).

Sogno 2. (Fatto subito dopo la morte di mio fratello) Mi trovo in un territorio che comprende una piccola pianura verdeggiante, con rocce che spuntano qua e là. Vedo delle rovine di costruzioni in pietra e curioso mi avvicino. Sullo sfondo del paesaggio troneggia un monte molto alto.

Mio fratello appare all’improvviso e mi invita a seguirlo fino alle rovine. Ci fermiamo davanti a un muro nel quale c’è una apertura a forma di occhio ( sembra creata, non naturale). Mio fratello mi invita a guardare attraverso l’apertura (che punta alla montagna). Quando guardo, un grande occhio appare sulla fiancata del monte, ma lo vedo solo se guardo attraverso il foro. Come osservo la montagna in libertà visiva, questa torna a essere un normale monte. Torno a guardarla attraverso l’apertura e vedo nuovamente un occhio sul monte.

Mio fratello mi saluta e si allontana insieme a un individuo spuntato da chissà dove. Insieme salgono in cima alle rovine e superano una collina, sparendo alla mia vista. L’individuo vestiva con una specie di saio bianco ma non sono riucito a vederlo in faccia. Io faccio un’altra volta il giochetto di guardare attraverso l’apertura e no. Quindi mi allontano dicendo: “Alla prossima fratellone”.

Sogno 3: sono in riva al mare su una scogliera. Il mare è quasi in tempesta, ma la cosa non mi dispiace troppo, La salsedine mi bagna e decido di cercare un riparo dove asciugarmi. Improvvisamente da quello che era il lungomare roccioso della costa livornese (la mia città), mi ritrovo in un paesaggio pseudo montano dove ci sono due strane abitazioni. Una moderna di vetro e cemento, con linee futuristiche che mal si addicono all’ambiente circostante. L’altra è una casa in muratura, come quelle che si vedono nei paesi e piccoli borghi montani, con tanto di camino in pietra, dal quale esce un filo di fumo. “Ecco! Sono a casa di mia cognata” dico a me stesso (mia cognata abita a Bologna in un grattacielo). Entro e trovo una stanza con un tappeto rosso, un tavolo di legno di quelli da baita montana con le sedie lunghe che sfruttano anche l’angolo al muro. Un piccolo divano color oro e rosso con una tigre sopra (vera). Un luminoso raggio di sole illumina la stanza e crea un’atmosfera molto rilassante. Mi sento al sicuro li, nonostante la tigre. Mia cognata giunge con mio fratello, salutandomi e accarezzando il felino come fosse il gatto di casa.

Io guardo mio fratello e dico : “Ma non eri morto?”

Lui sorride e mi invita a recarmi in una seconda stanza anche questa luminosa e tranquilla dove ci sono i miei nipoti.

Siamo tutti lì (anche la tigre) e mio fratello mi dice : “Questa è casa tua. Qui sei al sicuro. Guardo fuori e mi accorgo che mentre nella casa arrivano i raggi del sole a illuminare gli ambienti, fuori impazza un enorme temporale.

“E siamo bloccati qui?” dico io . “Lei che ne dice di questa situazione?” continuo indicando la tigre. Questa si accuccia sul pavimento in legno. Mio fratello continua a sorridere, quindi si fa tutto di un colore molto chiaro e i contorni delle persone svaniscono.

Mi trovo nuovamente sulle rive del mare ma questa volta calmo. Un leggero vento mi scompiglia i capelli che mi finiscono sugli occhi tiro indietro la testa. Il cielo è di nuovo grigio e carico di pioggia. Mi alzo e mi trovo improvvisamente sul viale a mare della mia città. Prendo la mia auto parcheggiata e mentre guido verso…mi sveglio.

Sogno 4: Io, mia madre e mio fratello (già morto) facciamo parte di una élite di corpo speciali. Veniamo chiamati per un intervento. Ci troviamo in un bosco (macchia mediterranea) davanti a una piccola casa in muratura con il tetto verde, come la porta di ingresso. Non so che cosa dobbiamo trovare in questa casa, ma siamo tutti e tre in mimetica e armati fino ai denti. (Rambo ci fai un baffo).

Mia madre spara una raffica di mitra M60 (lei ha 80 anni) contro la porta. Non la scalfisce neanche. Mio fratello parte alla carica e, dopo aver scaricato l’intera cartuccera di una mitragliatrice moderna contro la porta, dà una pedata alla stessa restando dolorante alla gamba che rimane alzata nell’atto di sfondare la porta. Lui, sempre con la gamba alzata, cade di schiena.

Io mi metto le mani nei capelli, quindi lancio una bomba a mano verso la casetta. Tutti i muri crollano, ma la porta rimane intatta e in piedi, da sola. Impreco mandando a quel paese la porta, mentre mia madre mi porta via insieme a mio fratello. Torniamo alla nostra vita di sempre, e giunge una telefonata del nostro capo ci chiede se siamo riusciti a penetrare nella casa. Gli rispondo testualmente: “In un certo senso sì”.

Lui chiede spiegazioni e, una volta ricevute, ci fa i complimenti, insieme alla notizia sulla nuova missione. Dobbiamo liberare il Presidente della Repubblica tenuto prigioniero al Quirinale da un gruppo di terroristi. L’ultima cosa che ci dice è: “Andateci più soft questa volta”.

Mi sveglio proprio mentre in elicottero raggiungiamo Roma.

 

Per trovare quello che cerchiamo dobbiamo essere disposti ad andare in fondo alle cose?

Penso di sì, ma soprattutto due cose secondo me sono fondamentali.

  1. Credere fino in fondo in ciò che vogliamo (e che stiamo facendo per ottenerlo).
  2. La componente fortuna serve e aiuta molto. Sono contro quelli che dicono: se vuoi una cosa prendi e la fai, o vai e la prendi. Mi sembra ipocrisia perché puoi crearti il tuo destino, ma un po’ di fortuna serve, perché non sempre ti trovi nel momento favorevole per fare ciò che vuoi.

Nel primo sogno compare questo libro bianco bordato d’oro, da cui spunta un foglietto che vieni invitato a leggere. Secondo te, ci sono dei messaggi precisi che dovremmo cogliere?

È proprio quello che vorrei capire. Secondo me era qualcosa (sia il messaggio sia il libro) diretto solo a me e che vorrei aver letto perché sono convinto che parte delle risposte che cerco erano in quel foglio e in quel libro, ma non ho potuto leggerlo e il preciso messaggio per mem sfugge. Questa è solo la mia personale interpretazione.

Nel secondo sogno c’è qualcosa che può essere visto solo attraverso una particolare angolatura. È così nella vita? Alcune cose le vediamo solo attraverso determinate prospettive?

Credo che molto spesso nella vita tendiamo a valutare le cose secondo il nostro punto di vista. Molto spesso mi sono trovato a confrontarmi con persone che non recedono dalla loro visione dell’argomento. È normale farsi un’opinione propria di ogni cosa, esistono cose che sono obiettivamente apprezzabili da tutti o non apprezzabili da tutti. Credo che non sia così scontata l’obiettività nel giudicare, perché alla fine siamo figli della nostra storia personale e cultura personale. La sfida è forse riuscire a essere veramente obiettivi sulla valutazione delle cose.

Nel secondo sogno la figura di tuo fratello sembra una sorta di guida. Nella vita reale hai mai avuto delle guide?

Si, mio fratello. Eravamo molto legati nonostante gli ultimi venti anni abbiamo vissuto a distanza. La sua morte è un enorme buco nel cuore che nessuno riempirà mai. Poi mio padre, anche se quel rapporto si è interrotto dopo la separazione dei miei genitori. E infine me stesso. Può sembrare un assurdo, ma spesso il mio istinto e il mio carattere mi hanno salvato da situazioni complicate. Quindi ho imparato anche a decidere con la mia testa, anche quando avevo molti dei miei parenti contro per le scelte che ho fatto. È importante avere una famiglia alle spalle, che ti sostiene e protegge. Quando però questo sostegno diventa troppo ingombrante, bisogna saper mettere un freno e camminare con le proprie gambe

Al di là dei luoghi in cui abitiamo, ci sono dei posti dell’anima che chiamiamo casa. Qual è casa tua?

Risposta: casa mia è qualunque luogo nel quale io mi sento a mio agio e riesco a essere me stesso. Da scrittore fantasy potrebbe essere una foresta di aceri e betulle, da viaggiatore molti posti del mondo. Non sono legato alla mia città natale, Livorno. Mi sento cittadino del mondo, italiano ma cittadino del mondo. Casa mia è davvero dove Daniele esce in tutta la sua essenza.

 

Ecco questa è un po’ la mia anima. Amo definirmi una persona semplicemente complicata? No, io sono complicatamente semplice.

 

E questa tigre sul divano? C’è qualcosa di selvaggio in te che è stato addomesticato?

 

Quando giocavo a calcio dietro la maglia avevo il soprannome di Wolverine. Amo i felini di ogni genere, specie tigri e pantere, e non hanno domato mai il mio carattere ribelle. Selvaggio un po’ lo sono, adoro viaggiare e i luoghi naturali che esistono nel mondo dalle foreste ai deserti. Quindi posso confermare che il mio lato selvaggio esiste ed è vivo .

Nella vita bisogna combattere?

Sempre e comunque.

Chi sono i tuoi compagni nella lotta?

Lotto da solo…ho sempre lottato da solo.

Dopo le tempeste della vita, siamo diversi?

Sì, lo siamo. Un evento inaspettato (specialmente se negativo) influenza la nostra vita. Quantomeno il modo di vedere e osservare le cose che ci circondano e che facciamo ogni giorno. Una tempesta nella vita lascia comunque delle cicatrici. Possiamo far finta di essere più forti (e spesso è ciò che ci aiuta a superarle), ma facciamo finta, perché qualcosa dentro di noi cambia. Una persona che non c’è più (nel mio caso) ha cambiato e non poco il mio modo di vivere e anche di valutare molti aspetti della vita di tutti i giorni, che prima davo per scontati. Una qualsiai batosta della vita ci porta a riflettere su alcuni punti. E per quanto possiamo fare spallucce, non saremo mai più gli stessi. Le cicatrici restano. Piccole o grandi che siano, come moniti dei quali solo noi siamo in grado di capire il reale significato. Le cicatrici che portiamo sono la forma più reale e visibile di coscienza. Sono il Virgilio che guida noi, i Dante, attraverso le fasi (inferno purgatorio e paradiso) della nostra vita, perché mi ripeto: il più delle volte compiremo le nostre scelte e formeremo la nostra cultura personale sulla base delle esperienze. Loro ci diranno chi saremo.

Daniele ci lascia con Aria sulla quarta corda, Bach.

Questo è il romanzo di Daniele.

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