Intervista onirica #89 Francesco Lombardelli

 

 

La  Psicologia Gestalt prevede che il cerchio si chiuda sempre in qualche modo.

Presto o tardi, in qualche forma, anche solo simbolica, quel che si inizia  deve andare a conclusione.

Il mio ospite è  un sostenitore di questa pratica e ci racconterà anche quel che accade alle storie che finiamo per non raccontare.

Parliamo anche di coscienza collettiva con Francesco Lombardelli!

 

 

 

Raccontaci il tuo sogno.

 

Ho fatto spesso un sogno nel corso degli anni, o meglio, c’è stato questo comune denominatore: c’è un tizio pelato che non riesco ad identificare, so che lui è il male e la cosa mi pietrifica e non riesco a fare nulla in sua presenza fino a quando non realizzo che è un sogno, a quel punto devo dire la frase “mio sogno, mie le regole” e riesco a disintegrarlo.

La cosa può capitare mentre sono su un campo di battaglia, mentre affronto un drago o mentre corro più veloce della luce (sì, da nerd quale sono sogno cose simili). Il tizio è sempre lo stesso, lo so per certo. A volte mi capita anche di fare sogni ad episodi, cioé uno è il seguito del precedente.

 

Male e bene sono due entità distinte?

 

Nel sogno sì.

Nella vita reale decisamente no. Spesso uno sfocia nell’altro perché la linea di demarcazione è sottile in un Mondo fragile come quello odierno.

 

Hai delle regole precise che segui nella tua vita? Qualcosa che non sia imposto dall’esterno?

 

Sì, mi do delle regole fondamentali: 1) Tenermi in salute allenandomi. 2) Non bere alcolici. 3) Mangiare sano. 4) Amare la mia compagna ed esserle leale. 5) Aiutare la famiglia quando posso. 6)Finire sempre qualcosa che ho iniziato e cercare di farlo al meglio, anche se non sempre mi riesce quest’ultima.

 

Tu scrivi?

 

Sì.

 

La regola del chiudere quel che si inizia si applica anche alla scrittura?

 

Esatto, ed è per questo che è difficile applicarla sempre. Ad esempio, nel 2015 stavo scrivendo un fantasy, ma mi passò l’ispirazione e mi venne per scrivere un libro di narrativa. Quell’anno pubblicai il libro di narrativa (“Meravigliosamente Malvagi”) ed accantonai il fantasy con la promessa di riprenderlo in mano appena avuta un briciolo di voglia; nel 2017 iniziai a riscrivere il fantasy e ci sto tuttora lavorando.

 

Cosa succede alle storie che decidiamo di non raccontare?

 

Vengono raccontate da altri, con un metodo diverso dal nostro, con delle regole diverse da quelle che avevamo prestabilito nella nostra testa. Mi piace pensare che ci sia una coscienza collettiva di idee tra scrittori e, anche se non ce ne capacitiamo, delle storie passano a un’altra mente e questa decide di narrarle. Siamo troppi a questo Mondo perché non ci sia almeno un’altra persona disposta a raccontare ciò che noi non vogliamo, stesso principio si applica al fatto che qualcuno, probabilmente, avrà vissuto le nostre stesse esperienze.

 

Cosa senti davvero tuo?

 

La mia vita. Sembra banale, ma molte persone non la vivono felicemente eppure non fanno nulla per migliorare la propria condizione. Io vengo da una famiglia relativamente povera e con poco sentivo di avere tutto lo stesso. Non si tratta di cose materiali, spesso, ma di semplice rispetto.

Da ragazzino ho subito episodi di bullismo per i tre anni delle medie. Passato quel periodo, decisi che non sarebbe mai più dovuto accadere e quindi mi sono “trasformato” in ciò che sono oggi. Il problema è che l’evoluzione non è mai indolore, lasci indietro il ragazzo che sei oggi per trovare un giorno l’uomo che diverrai, solo che quell’uomo non sarà mai più il ragazzo che era un tempo. Per sentire propria la vita bisogna impegnarsi affinché lo sia davvero e fare tutto il possibile per viverla secondo il proprio codice.

 

 

Agganciandomi alla tua risposta. C’è sempre una sfida da affrontare?

 

Sì, le sfide sono infinite ed infinitesimali al contempo, ma soprattutto sono soggettive. Ciò che per me è banale ad un’altra persona può risultare arduo e viceversa.

 

Nel sogno hai una sorta di formula magica che scioglie la situazione. Nella vita hai un motto, un mantra, qualcosa che ti ripeti?

Purtroppo no, se non il classico “puoi farcela”.

Ahimè, non sono uscito da un film, né da un cartone animato, per cui niente trasformazione in super sayan o costume con la S sul petto.

Quando non riesco a fare qualcosa che mi interessa, mi metto in testa che posso farcela e ci provo sul serio fino a quando non riesco … O fallisco miseramente perché, è bene ricordare, che non si può fare tutto.
Quando mi arrabbio, mi ripeto: “il sole, la luna, la verità”, ma solo perché l’ho visto su “teen wolf” e m’era piaciuto come mantra, ma nel mio caso non è molto efficace, forse perché non sono un licantropo.

 

 

Francesco ci lascia con The Phantoms, Into the Darkness.

Questi sono i lavori di Francesco.

Questo è un gioco di ruolo.

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