Intervista onirica #83 Giovanni Nikiforos

 

 

L’ho trattenuto il tempo di un’intervista.

E’ l’uomo che tutti vorrebbero definire, ma lui definizione non ha.

E’ come l’acqua.

C’ho messo un po’, ma ora scrivo e leggo il suo cognome in assoluta scioltezza.

Giovanni Nikiforos!

 

 

 

Raccontaci il tuo sogno.

Ci sono due sogni che mi inseguono fin dall’infanzia e ciclicamente si ripresentano. Ti descriverò il più significativo.

Mi trovo in spiaggia, in piedi, rivolto verso il mare. Sono vestito, ma senza scarpe.

I piedi affondano nella sabbia. Alle mie spalle il lungomare deserto e, al di là di questo, una cittadina brulicante di persone. Quella dove sono nato. Innanzi a me c’è un’onda, sola, alta come una montagna, che si estende ai lati a perdita d’occhio.

Un immenso muro d’acqua, leggermente piegato in avanti, cristallizzato in attesa di abbattersi, fermo e allo stesso tempo in movimento, come se sotto il pelo dell’acqua scorressero nervi pulsanti. Ho la perfetta consapevolezza che presto l’onda si abbatterà, travolgendo la cittadina, distruggendo le costruzioni e sterminandone gli abitanti. Eppure la cosa non mi turba. Non provo dispiacere per chi perirà. Non ho paura. So che quando inizierà a precipitare verso il basso dovrò tuffarmi, nuotare in apnea e riemergere in mare aperto. E così faccio appena l’onda si muove.

Poi mi sveglio.

 

Cos’è per te l’acqua?

 

La prima risposta che mi verrebbe da dare è: quella roba orribile che talvolta si è costretti a bere al posto degli alcolici.

Scherzi a parte, io amo molto l’acqua, per le sue implicazioni naturalistiche. Adoro il mare: mi piace navigare, fare immersioni alla ricerca di animali pelagici, andare a osservare balene e delfini. Amo anche le zone palustri, per l’esplosione di vita che custodiscono. Parlo di realtà come la Camargue, il Pantanal, il delta dell’Okavango. E poi mi affascinano le cascate, le tempeste oceaniche, i ghiacciai. L’acqua, oltre che per il suo essere scrigno di biodiversità, mi attrae anche per la mutevolezza, per quella fluidità che vorrei fosse propria pure del mio pensiero. E per il suo essere talvolta dispiegata in enormi estensioni, che ti chiamano a esplorare l’ignoto, a partire senza sapere dove arriverai. Infine l’acqua per me è, purtroppo, il prezioso tesoro per cui si faranno, e in parte già si fanno, le nuove guerre, causa la desertificazione progressiva di certe aree del mondo e l’esplosivo boom demografico.

 

Tu e la solitudine.

 

A questa rispondo in un attimo. Amo molto la solitudine e spesso la cerco. Io sono una persona gioviale e mi trovo benissimo con gli altri, però la solitudine mi dà modo di pensare e sognare, quindi spesso ne avverto il bisogno.

 

Cos’è il pericolo per te?

 

Lo vedo da una duplice prospettiva.

Sul piano personale, soprattutto in tempi passati, esercitava su di me una certa fascinazione. Più che il pericolo in sé o la ricerca di adrenalina, che non mi ha mai appassionato, mi attraevano esperienze che spesso vengono ritenute pericolose: viaggi in zone poco battute, come foreste pluviali o catene montuose sperdute (e purtroppo durante un trekking tibetano ho perduto un amico e compagno di viaggio, colto da peritonite fulminante mentre eravamo lontani dalle piste); frequentazione dei bassifondi delle metropoli; arrampicate e volo a vela; utilizzo di sostanze stupefacenti ed esplorazione dei paradisi artificiali. Sono anche sempre stato molto attratto dal mare in tempesta e spesso mi sono lanciato in nuotate piuttosto rischiose. Insomma, ero proprio un ragazzaccio. Da quando sono diventato papà, ho decisamente messo la testa a posto. La paternità ha rappresentato lo spartiacque della mia esistenza.

La seconda prospettiva è quella planetaria. Da questo punto di vista vedo grandi pericoli, che mi spaventano. I due principali, da cui a cascata discendono gli altri, sono la progressiva sostituzione dell’economia reale con quella finanziaria e lo spaventoso incremento demografico. Sarebbe lungo e complesso affrontare questi temi e ciò che ne deriva, al di là dei troppi luoghi comuni che sento, soprattutto a riguardo del secondo, e che trovo assai irritanti. Mi preoccupano anche il deserto morale e la pochezza di spirito critico che accompagnano l’umanità dagli albori della storia e che oggi si traducono nell’indifferenza o nella condiscendenza, di fatto se non di principio, di fronte a disastri ambientali, piaghe sociali, deprivazioni d’ogni tipo ai danni degli ultimi fra gli ultimi, rigurgiti estremistici. L’umanità si trova di fronte a problemi nuovi, per qualità e dimensioni, e fa spallucce. Il pericolo più grande è quello che stiamo preparando per i nostri figli.

 

Il tuo rapporto con gli ostacoli.

 

Di solito reagisco con calma, dignità e classe, candidandomi seriamente al Nobel per il turpiloquio plurimo. Poi mi rimbocco le maniche e cerco di affrontarli. Se ci riesco, bene, altrimenti affronto la cosa con fatalismo.

 

Cosa ce ne facciamo della paura?

 

Dolore e paura sono meccanismi d’allarme sviluppatisi per via evolutiva. Quando non diviene paralizzante, la paura può essere utile per fare tesoro di esperienze passate ed evitare rischi. Personalmente, ho un buon rapporto con lei. Per chi scrive horror, invece, è uno strumento per guadagnarsi il pane…

 

Alla fine del sogno tu sai esattamente quel che accadrà e sai cosa devi fare. Nella vita reale cosa succede? La risposta è dentro di noi, ma non sappiamo sempre vederla? La risposta non c’è e ci affidiamo alle nostre valutazioni parziali? Oppure la risposta è dentro di noi, ma è sbagliata?

 

Belle domande, al riguardo delle quali non sono certo di avere qualcosa di sensato da dire. Credo che dipenda da quello che ci si para davanti e che necessita della nostra decisione. Ovviamente tutto è filtrato dalla nostra sensibilità e dal bagaglio di esperienze che ci portiamo dietro. A volte usiamo la razionalità, a volte l’intuito. In linea di massima, me la cavo con un Socratico “so di non sapere” e mi butto, anche perché in vita mia ho visto troppe situazioni strazianti e ingiuste per riuscire ancora a credere che noi si abbia le risposte alle domande importanti o si possa più di tanto essere artefici del nostro destino.

 

Giovanni ci lascia con Madness, One step beyond.

 

Linkando sull’immagine qui sotto potete vedere tutti i lavori di Giovanni.

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