Intervista onirica #81 Lorenzo Basilico

 

 

Conosce il significato di parole che voi non potete nemmeno immaginare (alcune le abbiamo usate solo io, lui e il compianto Jung).

Sogna i plesiosauri.

L’ho perdonato per aver eletto Milano nuovo polo dell’esoterismo, soppiantando la mia Torino…

No, non è vero, non gliel’ho perdonato, abbiamo stabilito che ne avremmo parlato in territorio neutrale.

Ma oggi non è quel giorno, oggi è il giorno della sua intervista onirica.

Marzo è il suo mese.

Lorenzo Basilico!!!

 

Raccontaci dei tuoi sogni.

Non ricordo molto spesso i sogni, ne ho un sogno ricorrente in particolare. Forse perché sogno troppo e il volume immane degli spezzoni onirici che si accalcano nella mia mente, condensato, si rarefà. Proprio per la logica inversa e surrealista dei sogni, appunto.

Ci sono due sogni del passato però che posso raccontare: uno bello e un incubo. Forse proprio in essi è meglio indagare la cifra del mio animo, perché è nella Pangea di possibilità che siamo da bambini che abbiamo fondamento.

Nella villa di mia nonna c’era un garage con un grande portone d’ingresso di legno, che io e i miei cugini usavamo come porta da calcio ogni volta che riuscivamo a recuperare un pallone. Scatenando ovviamente la sua ira.

Nel sogno il pallone finisce nel garage e io mi ci avventuro; mi trovo subito avvolto dal buio, senza alcun riferimento. L’uscita scompare dalla mia vista e sento all’improvviso una corrente di aria gelida alle mie spalle. Dopo qualche istante nell’oscurità una risata incorporea di prolungata, divertita cattiveria risuona nel buio dal fondo del garage. Che sembra interminabile.

Ricordo ancora che mi sono svegliato coi brividi: purtroppo era uno di quei cazzo di sogni tanto vividi da sembrare veri.

Il sogno bello mi vede ancora una volta bambino, e da solo.

Lo scenario stavolta è quello di una terra incontaminata, di primigenia bellezza. O meglio, di un oceano; mi ritrovo infatti a nuotare a largo, nelle calde acque dell’oceano tropicale antidiluviano. E, sempre grazie alla splendida libertà che ci danno i sogni, nuoto in compagnia di un gigantesco plesiosauro. Sì, anch’io da bambini adoravo le “terribili lucertole” e ammorbavo tutti con complicati nomi di quegli antichi leviatani…

Il dinosauro salta e quando ricade in acqua genera onde concentriche di tutti i colori. Ancora mi ricordo la sensazione di serenità che ho provato al risveglio. Naif ma potentissima.

L’acqua ricorre in un’altra immagine legata al regno di Morfeo che mi riguarda.

Una persona a me cara del mio passato una volta mi disse che aveva sognato di camminare nell’acqua bassa e cristallina di un mare lontano e, nel sogno, lei sapeva che quella era la mia mente.

L’affermazione mi aveva veramente colpito, anche se non credo di meritare l’analogia. Devo sperare di aver mantenuto dentro di me anche solo una stilla di quella luce e di quella purezza.

Nella vita reale cosa accade quando ti trovi senza riferimenti?

Cerco dentro di me il mio centro innanzitutto, quella cosa che mi ha fatto superare i momenti più difficili. La parte di me che si rivela nella lotta e che mi dice: “non lasciarti andare”; cadi, ma lasciando andare almeno un pugno, cercando la presa…

E poi mi direi: che esempio vorrei dare ai miei figli in questa situazione.

 

Cos’è ‘freddo’ nella tua vita? Quali situazioni ti richiamano questa sensazione?

 

Le situazioni di crescita, perché associo il freddo a qualcosa che devi sopportare, ma che ti rafforza, se lo sopporti. Lo collego anche alla rabbia, perché non sono una persona da violenti e passeggeri scoppi d’ira; quando sono veramente incazzato sono freddo.

Più concretamente e positivamente, all’aria aperta e alla natura. Mio padre da bambino mi portava a correre con lui nel parco anche d’inverno, e, (potenza dell´imprinting) adoro lavorare in giardino o fare attività fisica anche col freddo.

 

Controllo e creatività come si conciliano? Si conciliano?

 

L´onda della creatività deve essere arginata dalla disciplina formale dal labor limae. Così come il Nilo, che se imbrigliato irrigava, ma laddove scatenati distruggeva, così la scrittura. L´afflato senza rigore genera una Babele incoerente; la sola tecnica senza l´ispirazione è fredda come un pezzo di Whitney Houston. Ma il giusto mezzo è frutto di strenua lotta, col testo ma soprattutto con se stessi. Senza però perdere la fiducia nella propria visione.

 

Cosa definiresti “cattivo”?

 

La morale senza giusta ira. La mano che combatte senza aver seminato. Un maestro che ha smesso di imparare; il giovane che opprime il vecchio. Il nostro doppio dietro lo specchio.

 

In entrambi i sogni sei in qualche modo solo, anche se nel primo all’inizio ci sono anche degli amici. Cos’è la solitudine?

 

La solitudine non mi atterrisce, forse perché per nove anni sono figlio unico. O forse per una strana predisposizione che le stelle alla nascita mi han donato. Pesci, segno doppio. Mi fa più paura la compagnia di chi parla senza dare significato alle parole. Non mi spaventa la solitudine, anzi, in questa vita frenetica a volte la desidero come un assetato l´acqua.

Joseph Campbell, mitologo inglese ha scritto uno dei libri che mi ha cambiato la vita (IL POTERE DEL MITO) e ci dice, secondo me, una cosa importante sulla solitudine. A differenza della mitologia orientale, quella occidentale è fondamentalmente individualistica. Il Cavaliere parte insieme ad altri suoi pari per una cerca, un’impresa eroica, ma puntualmente si smarrisce in una foresta. Vi si smarrisce da solo. È in quel momento che inizia l’avventura, la trasformazione, l´apprendimento. E la vera ricerca può avvenire solo in solitudine; la vera conoscenza può esistere solo se prima si fanno i conti con il mistero e la solitudine dentro di noi.

Cos’è per te l’acqua? Cosa rappresenta?

L´acqua per me rappresenta l´amore. Il movimento fluido quando lascio andare il corpo liberamente improvvisando un Kata inventato. la meditazione (insieme al suo opposto).

Che rapporto hai con il passato?

Il passato rappresenta ciò che ci costituisce, è l´insieme delle scelte e degli eventi che ci ha reso ciò che siamo. Cambierei qualcosa del mio passato? Sì, come tutti.

Ma poi sarei la persona che sono ora?

Del passato non te ne liberi mai. È per questo che cerco di venirne a patti con l´ironia e soprattutto l´autoironica. Che è una salvezza.

 

La scrittura è un luogo del passato, del presente o del futuro?

La scrittura è il luogo dove passato, presente e futuro confluiscono: la tua memoria, la tua vita e il tuo lascito. È il carro dello zingaro in continuo movimento, la sfera di cristallo al suo interno, e i solchi delle ruote nella terra che si lascia alle spalle.

Lorenzo ci lascia con Deep Purple, Child in Time.

E con Iron Maiden, Fear on the Dark.

Questo è il romanzo di Lorenzo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *