Intervista onirica #80 Jordan River

 

 

 

Prima di tutto, volevo farvi notare che siamo all’intervista numero 80!!!

Mica niente, no?

(Oggi poi è l’8 marzo 2018, quindi, se vi volete giocare i numeri da qualche parte, prego!)

E poi volevo portare la vostra attenzione sull’ospite, così, perché pare sia da persone educate farlo.

E’ un uomo che ha sfidato la sorte, accettando una seconda intervista onirica, pochi hanno avuto la stessa tempra.

Oggi ci parla dell’essere piccoli, di bastonate e di resilienza.

Tutti in piedi!

Jordan River!

 

 

Raccontaci il tuo sogno.

Il sogno è ricorrente come ambientazione. Ovvero mi rendo conto di essere già stato più volte in quel luogo. Si tratta di una struttura che è un misto tra una scuola, un campo scuola estivo e un istituto psichiatrico vecchio stampo ma abbandonato. Roba tipo il film E.S.P. Fenomeni Paranormali. Di fatto, non è quanto accade nel luogo l’oggetto del sogno. Ma l’atmosfera e l’ambiente “fisico” nel quale mi muovo. Rivivo eventi passati (momenti di scuola, animazione ai campi estivi per ragazzi, esplorazioni di case abbandonate…), ma la cosa più inquietante è passare e ripassare attraverso i medesimi luoghi, anche tra un sogno e l’altro, in notti diverse.

Che rapporto hai con le Istituzioni?

Piuttosto conflittuale. Ne riconosco la necessità ai fini di mantenere un ordine generale e impedire uno stato di anarchia, tuttavia quando diventano strumenti di potere e controllo, pur conscio di non potermi staccare da loro, li aborro. Mi viene in mente una frase dall’opera “V for Vendetta” di Alan Moore, che a sua volta cita Thomas Jefferson: i Popoli non dovrebbero aver paura dei proprio Governi, ma sono i Governi che devono aver paura dei propri popoli.

Che sentimenti suscita il ricordo di te piccolo?

Un misto di tenerezza e di rabbia. Il mio io piccolo è nato e cresciuto in mezzo a troppo amore e non è stato preparato a un mondo di lupi.

Cosa ritroviamo di quel piccolo oggi?

L’incrollabile voglia di dare fiducia, di credere, di fidarsi. Per quante bastonate sui denti, ancora oggi… continuo a prenderle per gli stessi motivi.

Oltre alle bastonate, cosa ritorna continuamente nella tua vita?

Il non mollare mai. Perché dopo e nonostante le bastonate, si va avanti sempre. Arrivano momenti di scoramento, come la voglia e la necessità di risollevarsi. Arrancare, ma procedere, incessantemente e soprattutto… inesorabilmente. Perché è così che deve essere: inesorabile avanzare nonostante tutto e tutti.

Ci sono luoghi nella tua vita che ritornano?

La collina. Intesa come luogo fisico collinare. Per una adolescenza trascorsa ascoltando The Joshua Tree, la Collina dell’Albero Solitario è diventata un punto fisso e ricorrente nel mio vissuto. Un dolce pendio, un manto erboso, poter spaziare per leghe con lo sguardo. E nelle notti terse restare stesi a perdersi tra stelle e costellazioni.

Ti sei mai perduto?

Mi sono perduto, più volte. Con effetti deleteri per la mia vita. Poi si arranca per recuperare la strada perduta, lasciando indietro pezzi che magari si sarebbe portato volentieri con sé. Ma bisogna avere coscienza di sé e comprendere che ogni perdita lascia spazio per qualcosa di nuovo.

Cosa ti ha fatto ritrovare?

Il chiedere aiuto. Per quanto sono convinto di non mollare mai, devo riconoscere che aver avuto il coraggio di chiedere aiuto mi ha fatto ritrovare. Non so se ho avuto la fortuna di incontrare le persone giuste o il fatto di aver coscientemente cercato persone capaci, ma senza di loro non mi sarei mai ritrovato.

Il tuo potere più grande è …

“Il mio potere è … la Resilienza. Ho scoperto relativamente da poco questa parola e il suo significato. Una volta avrei detto altre parole, ma tutto si riassume in questa. Resilienza.”

 

Jordan ci lascia con Dark Gothic Music of Abandoned Castles and Forgotten Temples.

Questo è il romanzo di Jordan.

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