Intervista onirica #73 Gianrico Gambino

 

 

Il mio primo contatto con l’ospite di oggi è andato più o meno così.

Io: “Mi piacerebbe averti ospite per un’intervista onirica.”

Lui: “Eh, ma io non sogno mai, nè ho mai sognato.”

Io: “…”

Lui: “…”

Io: (Rumore di rotelle mentali che cominciano a girare)

Lui: (Ma questa cosa vuole da me?)

Io: ” E se facessimo una visualizzazione a distanza e ci costruissimo sopra un’intervista?”

Lui: “Ok.”

Così è andata e io sono davvero felicissima del risultato.

Ringrazio questo santo uomo per essersi prestato all’esperimento e da oggi: le interviste le posso fare proprio a tutti, non si salva più nessuno!!

Gianrico Gambino!!!

 

Ecco gli elementi per la visualizzazione.

Immagina di essere ai margini di un bosco, è una bella giornata. Ora entra nel bosco, osservalo. Lo attraversi. Oltre il bosco c’è un prato. Tu esci dal bosco e attraversi il prato. A un certo punto vedi una casa. Com’è?

Gli alberi sono sottili. Il declivio è leggero. A terra una lieve erba di un verde smeraldo. Cammino lungo la salita. Mi volto a guardare dietro di me e mi rendo conto che sono in alta montagna. Questo mi rende sereno. Cammino spedito mosso da un senso di urgenza per non so bene cosa. Ed entro dopo un breve tratto nel bosco. D’un tratto sembra cambiare tutto. La limpida giornata di sole, il cielo, azzurro, la luce. Tutto svanito. Fa freddo. E, per quanto paia sconcertante, cade la neve. Ed è notte. Il paesaggio è livido. La neve inizia a prendere a terra. Tutto è bianco. Persino la corteccia degli alberi che sembrano betulle. Cammino nella neve. Che adesso è alta. Sento che il freddo rende difficoltoso il cammino. Gli arti intorpiditi. Il bosco pare non aver mai fine. Nulla al suo interno sembra muoversi. Non un animale. Non un alito di vento. Solo la neve gelida e mortale. Sono allo stremo quando ne esco fuori. Vado faccia a terra e mi ritrovo nell’erba alta scaldata da un sole feroce. Resto così per alcuni minuti prima di tornare a sentire il mio corpo. Stavo iniziando a provare una forte paura. Gli occhi faticano ad abituarsi a questa luce e calore più forti del normale. Guardò il prato e mi rendo conto solo in quel momento che l’erba è rossa. Cadendoci dentro avevo visto solo che era alta, non avevo notato il colore. Alzo lo sguardo al cielo e vedo un sistema binario nel cielo. Due stelle una decisamente più grande dell’altra. Mi tiro sulle ginocchia, la mimetica ancora zuppa per la neve inizia a riscaldarsi, ma quella sensazione di acqua fredda sulla pelle continua a darmi fastidio, come quando sul tram in una giornata piovosa la gente ti passa gli ombrelli sui jeans. Dio che fastidio. Mi faccio forza e mi alzo, e la vedo al fondo dell’ampio prato in salita una casa. È molto bella, tecnologica mi viene da pensare. Mi incuriosisce. Ha le pareti di vetro. L’interno è composto da mobilio scuro che realizza un gradevole contrasto con il bianco delle pareti di quelle non lisce ma lievemente grottulute. Quelle che, se inavvertitamente ci passi su una mano, te la sgraffi tutta. Più guardò la casa, più mi piace il contrasto tra il legno che ne compone alcuni dettagli come le ringhiere, gli infissi e il vetro che costituisce i muri veri a propri. Al suo interno noto un piedistallo. È antico. Legno massiccio nerissimo. Un leggìo. Inizio a camminare speditamente verso la casa e giungo alla vetrata. Poggio una mano e la superficie si dischiude facendomi entrare. Il profumo di pane appena sfornato è irresistibile, ma io ho lo sguardo fisso sul leggìo dove un grosso libro è in attesa che io lo renda utile. Sembra che una luce intensa provenga dal libro. Mi avvicino stanchissimo. E inizio a leggere. Nel mezzo del cammin…

Come gestisci i cambi repentini di scenario nella vita?

Dapprima male. Sono un abitudinario. Attaccato alla mia routine alle cose tranquille della vita. Quando accadono imprevisti o mutamenti radicali sono tendenzialmente impaurito. Ma poi viene fuori la mia testardaggine è il mio carattere decisamente non arrendevole e a quel punto inizia la lotta. E sono uno cui non piace perdere. Sfrutto una discreta intelligenza e una capacità organizzativa non da poco. E divento un mulo in determinati momenti, sono capace di andare avanti fino allo stremo ad esempio nel lavoro. Perché diventa una questione di principio tra me e la difficoltà.

Esigenza di controllo e creatività come si amalgamano in te?

Non si amalgamano. L’esigenza di controllo chiede disciplina e la creatività se ne sbatte. Arrivano i flash a casaccio senza regole. Sentendo una frase, guardando una scena o un oggetto.

È un conflitto costante.

Continuo.

Le due cose tuttavia sono utili, perché il controllo è utile a disciplinarsi una volta che la creatività ha dato il la a un’idea. Serve a mettersi alla scrivania con costanza e impegno.

 

Stiamo sul tema opposti. Nella tua visualizzazione ci sono il freddo e il caldo. Come mescoli questi due aspetti nelle relazioni?

 

Io sono il freddo. Mi pongo stile iceberg con il Titanic. Con la stessa dolce delicatezza. Il problema è che l’iceberg non lo voleva mica affondare il Titanic. Lo voleva abbracciare e per di più aveva sentito che era inaffondabile, quindi ci andò su sereno e pacifico. Io spesso ho il medesimo approccio. Sono razionalmente travolgente e agisco con dei motivi che molto spesso non sono compresi e nemmeno immaginati. La neve ama il sole ma non lo può reggere, io sono o mi sento neve e quando arriva il sole mi sciolgo. Ma vivo al nord e dalle mie parti il sole scalda poco ed è raro vederlo. Motivo per cui sono il tipico orso. Ormai tendente al bianco. Gli altri spesso mi percepiscono come una strana bestia aggressiva e mi stanno alla larga, e devo dire che a volte riesco a essere di proposito estremamente scostante e odioso specie se per una qualche ragione (a volte non chiara ma non sbaglio mai) mi sono fatto persuaso (Cit.) che la persona con la quale sto interagendo sia non degna della mia stima.

 

Cosa rimane apparentemente immobile nella tua vita?

 

Penso che i rapporti umani siano quelli apparentemente più immutabili, ma che alla fine siano quelli che il tempo fa cambiare più spesso e più volte. Tutti cambiano e quindi i rapporti mutano. Lentamente ma inesorabilmente.

Siano essi i rapporti con la moglie, i genitori, i figli stessi.

Panta rei.

Anche se tutto sembra fermo.

 

Nella visualizzazione il prato è rosso. Il rosso per te è …

 

Fuoco. Pericolo. Calore. E io amo il freddo (vedere risposta precedente). Probabilmente questo timore è relativo al fatto che sono poco freddo. O meglio che non sono mai freddo quanto vorrei. Ipotizzo sia una sorta di invidia delle orecchie a punta del mio amato Spock. Che la parte di me più vulcanica teme sempre di uscire fuori e fare danni mentre quella non vulcaniana non è mai sufficientemente forte. Il rosso mi ricorda un vulcano che tento di usare in modo logico. Credo che questa risposta sia veramente delirante.

 

Si dice che le case sognate, nel tuo caso visualizzate, dicano qualcosa di noi. La casa che hai visto cosa ci dice di te?

 

Che mi piace molto il mix tra tecnologia modernità e tradizione. La casa ha ampie vetrate moderne ma anche parti più classiche. Ci dice anche che mi piace la luce la luminosità. Non a caso il mio stile architettonico prediletto è il gotico con le sue meravigliose vetrate, come a Chartres. Ma in quella casa esiste un leggìo in legno con su un libro antico. Credo, pur non essendo psicologo, che sia un chiaro riferimento alla tradizione intesa come a un perno. La Divina Commedia per me resta il più grande fantasy mai scritto dall’uomo, un’opera inarrivabile e la mente che l’ha ideata sicuramente una mente superiore. Porla al centro significa porre in evidenza che so guardare la grandezza con ammirazione. Senza invidia. E tutto questo è nella casa. L’amore per la modernità mescolato a ciò che moderno non è ci dice di me che mi piacciono le contaminazioni che credo poco nella purezza delle cose. Siano esse persone, razze e idiozie simili. La contaminazione è crescita. Sviluppo. Inventiva. Ricerca di soluzioni nuove. Contaminare implica cercare nuove strade non arrendersi davanti all’ovvio.

 

Nella visualizzazione c’è il profumo del pane. Di cosa si nutre la tua parte più profonda?

 

Di cose semplici e genuine. Un abbraccio. Un profumo. Uno sguardo.

 

Gianrico ci lascia con Faith of the Heart, Star Trek Enterprise.

Questo è il romanzo di Gianenrico.

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