Intervista onirica #68 Azia Medea Rubinia Antinea

Avete mai pensato di conquistare il mondo?

Con che mezzi pensate di farlo?

Avete già conquistato il mondo?!

La mia ospite di oggi è a un passo dal farlo, ne sono certa.

Azia Medea Rubinia Antinea!!!

 

Raccontaci il tuo sogno.

Jesolo, lungo Piave. Una striscia di verde e salici piangenti dove fermarsi a fare un pic-nic e rilassarsi. Accanto una strada, da tutti conosciuta come strada bassa, un nome ce l’ha, ma non l’ho mai saputo. Sull’altra sponda del fiume la “jesolana”, la strada principale che porta al mare, in estate congestionata dal traffico di turisti e pendolari. Io e mio marito passeggiamo mano nella mano nella striscia di verde, sotto i salici, davanti a noi nostra figlia rincorre una farfalla. Solo pace, relax. Passo dopo passo prendo coscienza che le strade ci sono e sono vuote. Non una macchina, neanche nel piccolo parcheggio improvvisato, solo il frusciare dell’erba sotto i piedi nudi, lo stormire del vento tra i rami dei salici, il chioccolio dell’acqua che scorre, lo starnazzare dei germani reali nel fiume e le risate di Emi. Non un rombo o un rumore che non sia naturale. Arriviamo a un salice caduto, le radici estratte dalla terra e ricordo di pensare che il vento può avere una mano pesante quanto un gigante. Il salice caduto ha le fronde ancora verdi, immerse nel fiume ondeggiano lievi come ciocche di capelli verdi nell’acqua scura. Emi è sopra il tronco arcuato, le manine protese al cielo. È in quel momento che mi accorgo che indossiamo tutti e tre abiti di fattura antica, tuniche semplici e pratiche. Sto per dire qualcosa sull’incongruenza della cosa (abiti romani e strade asfaltate), ma mi sveglio. Emi piange nel suo letto e la cosa stride con le risate allegre del sogno.

Nel sogno ci sono una serie di elementi in apparente contrasto. Come ti rapporti agli aspetti dissonanti nella vita reale?

Li prendo uno per volta e cerco di farli andare d’accordo. Se non mi riesce, cerco comunque un ordine, una sequenza per affrontare tutto.

Ordine e creatività possono coesistere?

Certo, pensare che il creativo sia per forza di cose un disordinato è uno stereotipo insulso.

Anzi, ti dirò di più: si crea molto meglio se c’è ordine. Ordine in casa e soprattutto al lavoro ti predispongono a essere più ordinato anche con le idee. Vivi più sereno, lavori meglio, crei meglio con contenuti migliori.

 

Cosa rappresenta per te il salice piangente? Per i Celti era un albero legato al Femminile per via della sua vicinanza all’acqua. Era anche collegato all’aldilà per via della sua facilità a rigenerarsi. Femminile e rigenerazione, cosa evocano in te?

 

Iside!

 

Iside nel mito va nella terra dei morti per cercare Osiride e riportarlo alla vita. Cosa cerchi di ricondurre alla vita, anche solo simbolicamente?

 

Credo la mia indipendenza e la mia solitudine. Con una famiglia i momenti “solitari” praticamente si esauriscono, assorbiti dalle mille cose da fare. Non è che non voglia avere intorno mia figlia o mio marito, sia chiaro, ma siamo sempre immersi in una realtà sociale che sempre meno prevede spazi solo tuoi. C’è chi mi rinfaccia che ho tempo da vecchia per stare sola, che adesso devo pensare a mia figlia, ma io non sono d’accordo. Mia figlia è la gioia più grande che provo ogni volta che anche solo penso a lei, tuttavia lei non è mia e non lo sarà mai. Non deve esserlo! Mia figlia è una persona che percorrerà un bel pezzo della mia stessa strada e lo faremo prima con me che la porto in braccio, ma prima o poi vorrà scendere e allora la faremo tenendoci per mano. Ne percorreremo altra e crescendo saremo fianco a fianco, le mani a indicare il suo futuro o il mio passato. Ma prima o poi ci sarà un bivio che dovrà imboccare da sola. Una strada solo sua in cui io potrò affacciarmi saltuariamente.

Lo stesso, però, vale adesso per me. Io sto percorrendo la mia, di strada. Vicina alla mia ci sono quelle che percorrono i miei cari, amici e familiari. Ogni tanto, magari anche ogni giorno eh!, Ci affacciamo alle strade l’uno dell’altra. Alle volte queste strade si toccano, magari anche per lunghi tratti. Ma sono e restano sempre strade diverse. Non capire questo e cercare di annullarsi per qualcun altro, marito o figli che siano, è una mancanza di amore e di rispetto per sé. Perciò, tornando al nocciolo iniziale di tutta questa immensa sega mentale, alle volte mi sento come intrappolata nella strada di qualcun’altro e forse, allora, cerco di ricondurre me stessa alla vita, alla MIA vita. Sulla mia strada.

 

Nel sogno c’è un salice caduto, ma ancora verde. In parte forse ce l’hai già raccontato, cosa è caduto o è stato sradicato nella tua vita, ma ancora vive?

 

Tre mesi dopo la nascita di mia figlia è morta una parte di me. È morta mia mamma.

E anche a distanza di quasi quattro anni non riesco a farmene una ragione.

Cioè, capisco bene che è morta, non è che non riesco ad accettare la cosa. Ma in molti frangenti la sento ancora qui. Credo dipenda dall’educazione che mi ha dato che ora si riflette in ciò che faccio e che insegno a mia figlia, in un naturalissimo ciclo della vita.

 

Chi ti segue sa che hai un rapporto speciale con la Storia. Che rapporto hai con il tuo passato?

 

Molto buono, nessun rimpianto o rimorso.

Sono ciò che sono per ciò che ho vissuto.

E no, non vorrei essere diversa, né vivere in un’altra epoca.

 

Qual è il tuo momento di assoluta pace?

 

Quando scrivo nel mezzo della notte o alle prime luci dell’alba.
E quando sono con la mia famiglia.

 

Il vuoto fa paura?

 

No, anzi. Ho la filosofia da Rat-Man: filetto i muscoli e sono nel vuoto.

 

Alla fine del sogno c’è un’immagine molto bella di tua figlia che protende le mani verso il cielo. A cosa aspiri?

 

Ma a niente di eccezionale… Una cosetta piccola, piccola. Io… Conquisterò il mondo!!

 

Azia Medea Rubinia Antinea ci lascia con due brani dei Nickelback, How you remind me e Gotta be somebody.

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