Intervista onirica #65 Vincenzo Romano

 

L’avete capito o no che varcare una porta, qualsiasi porta, significa entrare a contatto con una Dimensione diversa?

Avete capito chi siete? Siete pronti a rispondere a questa banalissima domanda? E siete pronti all’ipotesi di non essere ciò che credete? E se non lo fossero nemmeno gli altri?

Tutti in piedi, signori e signore, arriva Vincenzo Romano!

 

 

Raccontaci il tuo sogno.

Ho circa dieci anni, sono solo in casa dei miei genitori. Non c’è nessuno e non ci sono rumori in giro. Non sto facendo nulla di particolare. A un certo punto, in corridoio, apro la porta del bagno. Appena tocco la maniglia la porta si spalanca, come se qualcuno la tirasse con forza dall’interno. Entro per vedere cosa succede. Appena supero la soglia la porta si richiude con forza alle mie spalle. Dietro c’è un bambino, sta seduto a terra con la schiena appoggiata all’angolo del muro e le braccia raccolte intorno alle ginocchia. È mio fratello più piccolo.

«Oh, ma sei tu?» chiedo spaventato. «Che ci fai qua?»

Lui mi guarda con occhi nerissimi (mio fratello li ha azzurri) e mi rivolge una domanda.

«Sì, potrei anche essere io, ma chi sono?»

Finisce così, perché dopo mi sono svegliato di soprassalto.

 

Come ti rapporti ai momenti di vuoto, di noia o di assenza?

Faccio fatica a trovare questi tre stati nella mia giornata. Vivo uno stato di perenne eccitazione per quello che mi circonda. A volte credo di essere un po’ esagerato ma la testa non si ferma mai. Al contrario mi capita di fare fatica a restare attivo se faccio una cosa non interattiva (tipo guardare la TV). In parte questo dipende dalla mia tendenza ad entusiasmarmi per qualsiasi cosa (anche una ragnatela bella precisa), in parte dalla vita piena che ho la fortuna di vivere. Questo vortice mi rende un po’ difficile la meditazione, intesa come stato di quiete in cui sedimentare le cose. Ecco se dovessi dirti come mi sento nei confronti di un momento di noia direi curioso…

La curiosità è una forma di intelligenza?

Più che una sua forma credo che sia uno dei suoi frutti. Le persone intelligenti fanno sempre molte domande, non si accontentano, cercano. La curiosità è un rischio, ce lo spiega Carrol con Alice. Ma è difficile da ignorare perché fa parte di ciascuno, e bisogna barare sporco per fregarla.

Nel sogno apri una porta e questa, appena tocchi la maniglia, si spalanca. Ti capita mai di intraprendere azioni che poi scatenano reazioni più forti di quel che avevi immaginato?

Mi piace molto analizzare le possibili conseguenze partendo dalle premesse. A volte fa parte del mio lavoro. La parte facile riguarda però i rapporti causali di eventi. Con il tempo ho iniziato a capire quanto il “butterly effect” sia ancor più importante per le persone e le emozioni, rispetto a quanto lo è per i fenomeni fisici e atmosferici. Non possiamo mai veramente sapere cosa una nostra azione (parola, frase, sorriso, rimprovero, tutto) provocherà a livello profondo in qualcun altro. Ci sono risonanze lontane che possono essere risvegliate da cose apparentemente innocue. In generale non sono molto “delicato” nel mio modo di relazionarmi. Conoscendo questo mio limite cerco di fare attenzione almeno ad entrare nel mondo altrui non dico in punta di piedi, ma almeno con le scarpe pulite. L’ignoranza riguarda anche noi stessi, io ancora mi sorprendo di come alcuni atteggiamenti siano capaci di “smuovere le acque” dentro di me a livello molto profondo. Ultimamente sto facendo molta attenzione a chiudere i cerchi, a non lasciare i rubinetti energetici aperti senza scopo. Ne vale veramente la pena. Non so se riesco a rendere l’idea con un esempio, ma è come accorgersi all’improvviso di avere il freno a mano tirato in auto e lasciarlo andare. Si viaggia veramente in modo diverso e si riesce a impiegare le proprie forze per ciò che ci interessa davvero.

Riprendendo l’ultima parte della risposta, anche con ciò che si scrive è importante chiudere il cerchio?

Per quanto mi riguarda sì. Non so se con il tempo lo scrittore acquisisca il cinismo di lasciar andare le storie, ma per me è ancora molto importante concluderle. Chiudere il cerchio di Mezzosangue ha “liberato” una quantità di energia impressionante. Sembra strano ma c’è un parallelo con alcune reazioni chimiche. Per attivarli è necessario fornire una certa quantità di energia, ma una volta innescato il processo l’energia che viene prodotta è molto maggiore di quella spesa.

La magia è energia?

Si, senza dubbio. È una forma di energia a cui non è facile avere accesso, ma anche l’elettricità lo è. Quella però la usiamo e la studiamo. Ci sono forme di energia meno manifeste ai nostri sensi (e agli strumenti che abbiamo costruito per amplificarne le capacità). Però esistono e fanno parte dell’universo come tutte le altre cose.

E veniamo al pezzo forte del sogno. Questa frase enigmatica che ti porta al risveglio. Potresti essere tu, ma chi sei tu? Chi sei?

Mi hanno spiegato che nei sogni vediamo sempre noi stessi, gli altri sono una proiezione di una parte di noi che inconsciamente associamo alla loro persona. Io ho sognato mio fratello che mi chiedeva chi lui fosse. È un interrogativo inquietante, trovare me stesso dietro una porta che mi chiede chi è lui, e quindi chi sono io… Sono una persona fortunata che vive dal lato fortunato del mondo, in un tempo che mi permette di sognare con le storie del passato e anche con quelle del futuro. Sono figlio, fratello, marito, papà, amico e tante altre cose, come tutti del resto. Con ciascuno dei miei tanti cappelli (non maschere, attenzione) faccio del mio meglio per affrontare le cose con spirito positivo e lasciare nel mondo una traccia che non conduca ad un precipizio ma possibilmente ad un bel posto. Sono un cazzaro alla fine, ma un cazzaro buono. Sposta un accento o una lettera in una frase per formare un significato nuovo e mi avrai fatto genuinamente felice, non ci vuole tanto.

Gli occhi di tuo fratello nel sogno sono scuri, immaginiamo che questo possa significare che la famosa domanda ti venga posta da una tua parte ombra. Che rapporto hai con la tua ombra?

Ho un profondo rispetto verso la mia parte ombra. Non la sottovaluto. Cerco di conviverci senza far finta che non esista. È bene sapere che c’è, che ha le sue priorità e i suoi scopi. Fa parte di me e non credo sia possibile (e sano) liberarmene. A volte penso che sia l’elemento del nostro essere che ci permette di essere connessi al mondo immateriale, che ci guida nelle nostre personali vendette e anima lo spirito di autoconservazione quando ne abbiamo realmente bisogno. Come immagine uso quella di Fenrir, il lupo incatenato. Per rendere inoffensiva la parte oscura bisogna imprigionarla, ma questo ha un prezzo. Sperando che il Ragnarok non arrivi troppo presto…

 

 

Vincenzo ci lascia con Blind Guardian, Skalds and shadows.

 

 

Questo è il romanzo di Vincenzo.

 

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