Intervista onirica #62 Barbara P.Baumgarten

 

 

Sogniamo a tinte horror perché scriviamo horror oppure scriviamo horror perché sogniamo horror?

Non ho trovato una risposta a questa domanda che in molti ci poniamo e che la nostra ospite con la sua esperienza onirica ha portato alla ribalta.

Nel suo sogno fa sosta in un bagno lercio e poi le sparano alla testa.

Barbara P. Baumgarten!!!

 

 

Raccontaci il tuo sogno.

Tutto si svolge in un luogo che non riconosco, ma termina sempre in un bagno pubblico, fatiscente tipo quelli dei film. Ha una specchiera di piccole dimensioni (riesco solo a vedermi la faccia e il petto) e ha delle macchie di incrostazioni. Il lavabo è singolo e non è incassato in un mobile ma lasciato grezzo. C’è una saponetta sulla sinistra e il rubinetto perde. Tutto è squallido e sporco. Lercio è la parola giusta. Le mattonelle sono bianche, piccole e molte sono rotte. Non ci sono scritte però. La luce è proprio sopra lo specchio ed è al neon: bianca e fredda. Talvolta funziona bene, altre sfarfalla. Non so chi, non lo vedo mai, ma qualcuno mi spara alla testa. Sento il dolore, cado a terra ma non muoio. Mi rialzo e corro in bagno: guardo allo specchio e vedo il foro di entrata sulla arte sinistra della fronte. Allora mi tocco dietro e sento quello di uscita. Da quel momento chiamo aiuto ma nessuno mi ascolta. Sembra che io abbia smesso di esistere. E mi sveglio.

 

Nel sogno ti muovi in luogo che non conosci, ma finisce in un luogo conosciuto. Nella tua vita ci sono state situazioni in cui ti sei mossa in ambienti totalmente sconosciuti?

 

Assolutamente sì. Credo sia necessario all’esperienza altrimenti non potremmo crescere. Per gran parte della mia vita mi sono mossa sempre e solo dopo aver ponderato bene le cose. Un lavoraccio, davvero. Odiavo le sorprese, odio tuttora il trovarmi in situazioni dalle quali non so cosa aspettarmi. Poi, un giorno ho deciso che potevo provare la sensazione di gettarmi nel vuoto, così giusto per sapere cosa si provava. Sono andata a convivere con una persona che conoscevo da venti giorni… E nulla. Oggi quella persona è mio marito.

 

E questo luogo conosciuto che tu definisci lercio? C’è sempre qualcosa di sporco nelle nostre vite?

 

Credo di sì. Ognuno di noi ha qualcosa di cui vergognarsi, fosse anche qualcosa accaduto quando si era bambini. Di scheletri gli armadi sono pieni. Bisogna fare una scelta: perdonarsi e cambiare oppure nascondere la testa sotto la sabbia e perseverare. Io ho scelto la prima.

 

Ciò che è sporco può essere fonte di ispirazione?

 

A volte può essere l’ispirazione giusta, ma bisogna esserne coscienti. È un po’ come somatizzare: in ciò che facciamo c’è sempre l’eco di ciò che abbiamo fatto.

 

Nel sogno ti sparano, ma non muori. Possiamo rialzarci anche dopo i colpi più duri? Cosa dà a te la forza di rialzarti?

 

Per forza. Si dice che ciò che non uccide, fortifica e credo sia vero. Talvolta ci si rialza da soli; altre abbiamo bisogno di una mano. È istinto di sopravvivenza: se ci si arrende, allora si muore. La cosa davvero importante però è rialzarsi per se stessi, non per altri, perché gli altri passano, noi rimaniamo. Bisogna imparare a tirare fuori le unghie se necessario; pulirsi le ferite e ricominciare. Non credo che sia l’ottimismo il profumo della vita, ma la consapevolezza di saper lottare sempre e comunque.

 

Che rapporto hai con la razionalità?

 

Amore e odio. Sono sempre stata fin troppo razionale e per molto tempo. Ventisei anni della mia vita trascorsi a seguire solo ciò che il buon senso mi diceva di fare, ad aprire la bocca solo dopo aver pensato, a credere ai fatti piuttosto che alla fantasia. Ora di anni ne ho trentaquattro e ho trascorso gli ultimi otto a prendermi molto meno sul serio. La razionalità fa bene, non lo metto in dubbio, ma dopo un po’ senti che è come vivere con una scopa nel didietro. È giusto rimanere con i piedi per terra. Dopo aver volato, però.

 

Nel tuo sogno osservi allo specchio il foro che la pallottola ha lasciato sulla tua fronte. Nella vita reale ti capita osservare con lucidità cose orribili?

 

Mai. Non riesco praticamente mai a rimanere lucida su fatti che mi colpiscono o colpiscono le persone a me care. Raramente la mente rimane fredda quando sei toccato in rima persona. Il punto è tentare di zittire la parte di te che si chiude in un angolo e aiutarla a uscirne.

 

Nel sogno chiedi aiuto, ma nessuno ti sente. In cosa non ti senti ascoltata?

 

Credo che all’epoca del sogno fossi io stessa a non ascoltarmi. Non volevo dar retta a quella parte di me che sapeva tutto: sapeva che dovevo tagliare dei ponti e che avrei dovuto farlo al più presto. Sono convinta che i sogni siano una sorta di monologo interiore. Bisogna solo capire ciò che il nostro io ci sta dicendo.

 

 

Barbara ci lascia con Prokofiev, Dance of the Knights.

 

Questi sono i lavori di Barbara.

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