Intervista onirica #58 Cristina Azzali

 

Certo, certo, ci sono cose che non tornano.

E’ importante saper lasciare andare e fare spazio al nuovo che arriva.

Ma… e le certezze? E la tradizione? E i nostri affetti più cari?

Che cosa sono, se non questo, le interviste oniriche, il vostro appuntamento con il sogno?

Sono la costante del giovedì!

Ed eccoci tornati, più trasognati che mai!

Ho tante vittime da presentarvi per questa nuova edizione e la prima l’ho trovata che vagava in una casa troppo grande.

Alcuni di voi lo sanno, le case sono la mia fissa numero due dopo le porte, quindi mi sono sentita proprio la donna giusta al posto giusto (una volta tanto).

Ci siamo fatte un giretto in questa casa a scoprire cosa avesse da raccontarci, leggete un po’ cosa ne è venuto fuori.

Cristina Azzali!!!

 

 

Parlaci del tuo sogno.

 

All’inizio del sogno mi dovevo trasferire in una nuova casa, ma la cosa particolare è che era il comune dove abito ad assegnarmela, non decidevo io. La casa era appartenuta a una vecchia signora (che probabilmente era morta) ed era arredata in stile molto classico, quasi antico. In apparenza sembrava la tipica casa di una vecchietta, con le tendine di pizzo fatte a mano alle finestre, la credenza con l’argenteria, i ninnoli d’apertutto, eccetera. E all’inizio questa casa sembrava proprio piccola, ma esplorando continuavo a scoprire nuove stanze, sempre più grandi e strane, come se ogni volta che aprivo una porta si materializzasse una stanza diversa. Molte di queste stanze sembravano abbandonate da molto tempo, come se non ci avesse vissuto nessuno per anni; in alcune c’erano mucchi di vecchi letti di ferro accatastati, come se mi trovassi in un ospedale abbandonato. Io continuavo ad addentrarmi sempre di più nei meandri di questa casa, quando all’improvviso compariva mio padre e io gli dicevo “Non posso vivere in questa casa, è troppo grande!”. E dopo quella battuta non ricordo più niente.

 

Ciò che fai nella tua vita corrisponde al tuo essere?

 

Wow, partiamo subito con le domande toste, eh?

Allora, diciamo che la risposta è sì e no. Il mio essere è intrinsecamente legato alla scrittura, alla narrazione, alla creazione e allo sviluppo di storie e personaggi, quindi posso dire di sentirmi veramente me stessa quando ho la possibilità di assecondare questa passione. Il fatto è che il lavoro non mi permette di farlo e quando vorrei. Vivo in una zona turistica molto famosa e sono una lavoratrice stagionale, il che significa che per 6/7 mesi all’anno non faccio altro che lavorare, senza giorno libero, possibilità di ferie, permessi, eccetera, con orari veramente pesanti, e concentrarmi sulla scrittura diventa impossibile. Così come partecipare ai tanti eventi letterari, festival fantasy e simili che vengono organizzati nel periodo estivo. Il rovescio della medaglia è che, al termine della stagione, ho circa 5 mesi a disposizione per pensare solo alla scrittura e alla promozione dei miei lavori. 5 mesi sono tanti, lo so, e probabilmente non dovrei lamentarmi, ma mettere da parte la scrittura vera e propria e il processo creativo per un periodo così lungo è veramente frustrante. Quindi, per riassumere, possiamo dire che ci sono periodi in cui sono più me stessa rispetto ad altri.

 

Che rapporto hai con il passato?

Il passato storico mi affascina, molto più del futuro. Amo studiarlo, ma non nel senso più scolastico del termine; mi piace focalizzarmi sugli aspetti della cultura di una determinata epoca, sulla vita quotidiana, sulle innovazioni introdotte in quel periodo, più che sugli eventi storici specifici. E l’epoca che più di tutte mi incuriosisce è sicuramente quella medievale.

Per quanto riguarda il mio passato… diciamo che sono una persona molto nostalgica. Mi capita spesso di soffermarmi con un pizzico di tristezza su periodi particolarmente spensierati della mia infanzia/adolescenza, pensando alle piccole cose che avevo e che forse apprezzo veramente solo adesso che sono cresciuta (e quando dico piccole cose, intendo veramente piccole, come i cartoni alla tv, le vacanze estive, il mio primo gatto). Poi ci sono altri periodi a cui non tornerei nemmeno sotto tortura e sono felice che siano passati. Sono anche soddisfatta del mio presente, cosa che non tutti possono affermare, quindi mi ritengo fortunata.

 

Ci sono cose, luoghi o persone che hai abbandonato?

 

Ho abbandonato atteggiamenti e abitudini che non rispecchiavano la mia personalità, cose che un tempo facevo solo per ottenere l’approvazione degli altri e non essere esclusa dal “gruppo”. Uscire ogni sabato sera, frequentare locali e discoteche, andare alle feste… Cose che vanno fatte perché “è così che si divertono i giovani”, e se non le fai vieni considerato uno sfigato. Durante il periodo del liceo mi importava molto del giudizio degli altri, quindi seguivo il gruppo in tutte queste attività; passati i vent’anni, invece, ho gradualmente smesso di badarci e ora mi sento molto più coerente con me stessa.

Però ho abbandonato anche delle cose positive… come la palestra.

 

Le case e gli edifici nei sogni spesso suggeriscono qualcosa della personalità del sognatore. Cosa ci dice di te questa casa?

 

C’è da dire che ho fatto questo sogno in un momento in cui sapevo che avrei dovuto affrontare un trasloco in un futuro non troppo lontano, quindi mi capitava spesso di sognare case e appartamenti in quel periodo. Cosa può dire questa casa in particolare su di me? Forse la caratteristica che posso ricondurre a me è il fatto di sembrare molto semplice e normale in apparenza, ma rivelarsi più complessa e “disordinata” andando in profondità.

 

Cos’è troppo grande per te?

 

Troppo grande a volte è la paura di non riuscire a raggiungere gli obiettivi che mi pongo, di non essere all’altezza delle varie situazioni che si presentano, di non essere in grado di gestire la tensione e quindi cedere di fronte alle piccole e grandi difficoltà. Sono una persona molto ansiosa, purtroppo, e già da qualche anno sto cercando di lavorare molto su questo aspetto del mio carattere.

 

La scrittura aiuta a gestire l’ansia?

 

Certo, tutto quello che si fa con piacere aiuta a gestire l’ansia. Anche se poi porta a situazioni che, al contrario, la alimentano, come gli eventi, le presentazioni, aspettare il responso dei lettori. Ma questo non è certo colpa della scrittura in sé, solo una conseguenza dell’immettere un prodotto come un libro sul mercato. In generale, mi piacerebbe essere capace di lavorare sull’ansia e gli stati d’animo così come lavoro sui libri. L’atto di scrivere significa portare ordine in un mare di idee che, fino a quando non sono fissate sulla pagina, rimangono a fluttuare senza controllo, senza ordine, appunto. Scriverle non solo le concretizza, ma le stabilizza in un certo senso. Ecco, vorrei essere capace di fare la stessa cosa con i miei pensieri e stati d’animo a volte, ma non è così facile.

 

Cristina ci lascia con Dreaming, Coraline Soundtrack.

 

Questo è il romanzo di Cristina, presto in uscita il secondo episodio!

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