Intervista onirica #55 Marika Vangone

 

 

Fare ogni anno a maggio lo stesso sogno.

La stessa scala e la stessa richiesta dolorosa. Affrontare la sfida, perché qualcosa di importante ci attende alla fine. Saper accettare che non sia ancora finita.

Parliamo di ciclicità e linearità, di controllo e di angoli di ribellione con Marika Vangone!

 

 

Raccontaci un sogno.

Tra i tanti sogni che faccio e non riesco a capire, ti racconto uno dei più importanti. Ogni anno la prima settimana di maggio, sogno un uomo che mi dice di scendere una lunga scala a chiocciola di cui non riesco a vedere la fine. Inizio a farlo contro la mia volontà e la scala scorre sotto di me come un vortice e non sono sola. Le persone che conosco iniziano a salire e mi intimano di non scendere, ma non riesco a fermarmi e piano piano le voci e i volti si fanno confusi. Improvvisamente ho paura, come mai ne ho avuta nella vita vera e la scala sento che sta per finire e portare a qualcosa di importante che non voglio vedere. Allora chiudo forte gli occhi e grido fino a svegliarmi.

Percepisci la vita come qualcosa di ciclico, a spirale, oppure come qualcosa di lineare?

Per me la vita è una linea retta di cui conosco l’inizio e la fine. Mi piace avere sempre tutto sotto controllo e so sempre dove sto andando e cosa voglio fare. La sola idea i una spirale mi mette i brividi perché comporta diversi livelli che non posso vedere e di cui non ho il controllo. Una linea retta finita che inizia con la vita e finisce con la morte, mi rende più facile pensare al tempo che abbiamo che, anche se non sappiamo quando finirà, sappiamo che è illimitato.

Come concili controllo e creatività?

La mia creatività di solito deriva sempre da sogni che faccio. Mi basta scrivere di giorno quello che vedo la notte e per questo posso sempre utilizzare il controllo. Anche per quanto riguarda i momenti della giornata in cui scrivere, per me è come mangiare. Cerco sempre di seguire un orario e dei rituali per farlo. Anche se comunque sembro una persona molto logica e ordinata finisco per essere il contrario la maggior parte delle volte sia nei libri che nella vita reale.

Come gestisci questi aspetti in apparente contrasto?

In realtà non faccio niente. Lascio che una o l’altra parte di me faccia quello che vuole e solitamente riescono a coesistere. A volte però una parte prevale sull’altra e mi blocco sulla scrittura.

Ti capita di fare cose contro l’opinione di tutti?

Difficilmente. Per la pace comune preferisco fare quello che si aspettano da me. Studiare, aiutare in casa, fare cose che non voglio fare… Però a volte ho i miei momenti di ribellione e faccio finta di non sentire nessuno per tutto il giorno. Sono per natura servizievole e ben disposta con chiunque, ma nella mia testa per ogni cosa che faccio succede una piccola guerra tra “quello che vogliono io sia” e “quello che sono”.

La scrittura è un angolo di ribellione?

Sì. È il mio modo per non essere dove non vorrei. Scrivo da quando ero piccolina e ho imparato le prime parole e spero di farlo per sempre.

Ermete Trismegisto, ma non solo, scriveva: così in alto, così in basso. A significare che tutto ciò che si trova in una posizione poi trova un corrispettivo nel suo opposto. Nella nostra vita i picchi negativi dovrebbero essere compensati da quelli positivi. Cosa ne pensi?

Che è vero. Nero e bianco si compensano sempre. Come nella teoria dello Yin e lo Yang, il bianco nel nero e il nero nel bianco. Sia intorno a noi che dentro di noi.

A maggio fai sempre lo stesso sogno. C’è qualcosa o qualcuno che torna continuamente nella tua vita?

Un ragazzo, ma anche questo solo nei sogni. Lo conoscevo da piccola e adesso abbiamo due vite molto diverse, però nei sogni lo trovo ancora e ancora. Adesso non so dove sia o con chi sia, mi ricordo solo che volevo fosse felice. Chissà perché…

Cos’è per te la felicità?

La felicità è sapere che tutte le persone a cui tengo stanno bene. Se loro sorridono io riesco ad essere felice.

 

Marika ci lascia con Casper, One Last Wish.

Questo è il romanzo di Marika.

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