Intervista onirica #54 Pietro Tulipano

 

 

Smilla è stata la sua amica per undici anni.

Lui la sogna ancora, la cerca.

E le dedica una canzone di Bobby Solo che potrete ascoltare dopo aver letto l’intervista e farvi venire la pelle d’oca, pensando anche voi alla pelosa amica di Pietro Tulipano.

 

Raccontaci un sogno.

Un sogno che da un anno a questa parte mi capita di fare con ricorrenza, sebbene non sempre uguale in tutto e per tutto, riguarda il mio cane. Avevo un Labrador, anzi una Labrador, che per undici anni è stata la mia ombra e con cui sono cresciuto e tra qualche giorno sarà un anno che se n’è andata. Ricordo che nei primi mesi i sogni erano più tormentati, scoprivo che in qualche modo era ancora viva e mi mettevo disperatamente alla sua ricerca senza però riuscire mai a trovarla e/o salvarla. Col tempo i sogni sono diventati meno angoscianti e più rilassati e adesso mi capita più che altro di sognare quelle normali cose che facevo con lei tutti i giorni come andare a spasso. Non è una novità: nonostante sia molto giovane ho già perso un certo numero di persone a cui volevo bene, tutti miei parenti. Mi è capitato di sognare anche loro come se il loro ricordo tornasse ogni tanto a trovarmi. Il mio cane però è quello che sogno di più. Era bianca, si chiamava Smilla ed è stata la migliore amica che abbia mai avuto.

Non so se hai letto la trilogia Queste Oscure Materie di Philip Pullman. In questi romanzi gli esseri umani sono accompagnati da daimon animali che hanno una funzione molto complessa: rappresentano aspetti simili ed opposti, completano, raccontano all’esterno qualcosa che rimane celato. Se Smilla avesse potuto raccontare di te qualcosa che nessuno conosce, cosa avrebbe detto?

 Interessantissima domanda! Smilla era un cane estremamente socievole, faceva feste a chiunque, sconosciuti compresi. In questo c’è sicuramente un mio opposto, verso le persone con cui sono poco in confidenza tendo spesso ad essere chiuso (e parecchio). Credo sia per questo che alcune volte mi hanno definito un tipo un po’ freddo e misterioso. Non sono nemmeno facile agli entusiasmi, è difficile che mi affezioni molto a una persona, ma quando questo succede le cose iniziano a cambiare. Con quelle poche persone a cui tengo davvero riesco ad aprirmi e mostrare quei lati di me che agli altri restano nascosti. Riesco a rivelare le mie fragilità e il mio lato più emotivo. Se Smilla avesse potuto mostrare qualcosa di mio che di solito è nascosto è proprio l’emotività e quel lato affettuoso che lei ha conosciuto molto bene.

Nei sogni cercavi Smilla, cosa stai cercando ora?

 Questa è una di quelle domande che mi pongo diecimila volte al giorno. E ancora non ho una risposta. Spesso penso alla vita come a una strada con un traguardo e finisce sempre che mi concentro troppo sull’obbiettivo finale, tralasciando quello che potrei trovare durante il cammino. Peggio ancora, se l’obbiettivo non mi convince, non parto nemmeno. Credo che in fondo in fondo io stia cercando qualcosa che valga la pena di cercare. Cerco il mio obbiettivo, il mio scopo, e così facendo cerco anche me stesso.

“La Vita è un viaggio, la meta è il viaggio.” Come ti suona?

Azzeccatissima! La sfida più grande è tracciare la giusta rotta da percorrere.

Come vivi i cambiamenti? I cambi di rotta?

Solitamente male. Una parte di me non riesce a non vivere ogni strada abbandonata come un parziale fallimento. Di solito però mi consola il fatto che, se abbandono un cammino, lo faccio per percorrerne un altro che mi appassiona di più.

Però accade di rado, generalmente non sono un grande amante delle novità.

E del controllo cosa ci dici?

È indispensabile averne una certa dose per non essere completamente in balia degli eventi. Ma si deve stare attenti che non diventi un bisogno, una tendenza a voler controllare tutto; perché molte cose esulano grandemente dall’umano controllo e dover fare i conti con uno slancio di controllo generalizzato e l’impossibilità di ottenerlo potrebbe non essere facile.

Creatività e disciplina possono convivere?

Credo di sì, anche se di solito non vanno molto d’accordo. Ma l’uomo non è una creatura uniforme, non sempre rientra negli schemi della logica e molte volte una stessa persona può avere dei tratti o dei pensieri tra loro contraddittori (nella teoria) ma che in qualche modo riescono a convivere.

Walt Whitman ha scritto: Io mi contraddico, contengo moltitudini. È così?

Assolutamente sì. Ognuno di noi contiene un universo di sfumature che coesistono, a volte ne prevalgono alcune a volte altre. E non solo, le sfaccettature della nostra personalità non sono solo molteplici ma anche mutevoli. Il tempo passa e le persone cambiano si possono perfino perdere alcuni tratti e assumerne di nuovi e qui possono nascere anche nuove contraddizioni tra “come si è”, “come si è stati” e “come si sarà”.

Jung diceva che abbiamo tutti un lato che affaccia alla luce ed è visibile a tutti e un lato in ombra, nascosto a tutti. Come ti rapporti a quest’ultimo?

Cerco di vivere al meglio entrambi con la profondità che ciascuno richiede. Il proprio lato visibile a tutti spesso finisce con l’essere un concentrato di quelle che riteniamo le nostra qualità e allora lo esponiamo al mondo confidando nei nostri punti di forza. In quello privato, invece, tendiamo a nascondere quelli che chiamiamo difetti (che poi più che dei veri difetti sono solo aspetti diversi ma che possono avere una loro bellezza). Qui riversiamo le paure, le insicurezze, i dubbi, gli odi e i dolori ma, lo ripeto, possono essere belli. Perfino il dolore può esserlo a suo modo, perché se si smette per un attimo di far coincidere la bellezza con la felicità; si può scoprire che il dolore, come il resto, può insegnarci moltissimo. Io cerco di rapportarmi così al mio lato più oscuro e spesso, pur non rendendomi contento, riesco così a ricoprirlo di un’aura che me lo rende più utile e forse anche più poetico.

Pietro ci lascia con Bobby Solo, Non c’è più niente da fare.

Questo è il romanzo di Pietro.

 

One Comment

  1. Essere in grado di esplorare il proprio lato nascosto non è cosa facile, soprattutto ridargli la dignità che merita a volte è un impresa. Riuscire a crescere senza farsi annientare dal dolore, ma proprio grazie ad esso scoprire le sfaccettature di una realtà che ti è amica solo se sai interpretare le sue derive. Sono d’accordo con Pietro quando dice che l’umano controllo è limitato; È vero che le nostre scelte spesso possono solo correggere la rotta, ma si può sempre tracciare una via e anche se gli eventi dolorosi deviano il nostro percorso in modi a volte brutali e sono in grado di scaraventarci nella profondità della nostra anima, è proprio lì che ritroviamo ciò che davvero vogliamo. Questa profondità io la immagino proprio come il mare; più si scende maggiore è la pressione che sentiamo, la luce è sempre più fioca fino a scomparire del tutto, ci sono sempre meno esseri viventi vicino a noi, troviamo solo i relitti di navi che trasportavano i nostri desideri e atteggiamenti più puri affondati dalle cannonate dai più disumani e generalizzati giudizi. Tra quelle macerie ritroviamo però dei tesori nascosti che dobbiamo riportare alla luce. Chi non ha queste profondità non ha tesori, chi non si immerge come un palombaro in se e per se, non dona niente al mondo; è difficile, sfiancate, snervante, a volte ti viene voglia di abbandonarti, ma una mano che ti riporta su arriva, qualcuno aziona la leva di quella carrucola in grado di trainare lo scafandro… basta un po’ di comprensione, affetto dalle persone più care il sorriso e l’abbraccio di una sorella o di un amico. Tante parole solo per dirti grazie! E complimenti, sei tornato in superficie con una forza dirompente!!! Ho iniziato a leggere il tuo libro e sto scoprendo i tesori che hai riportato alla luce!!! Vedo la profondità nelle tue parole, vedo la luce filtrare ad ogni pagina. Hai fatto un bel viaggio e adesso lo stai condividendo con noi con una bella storia. Ogg,i dopo aver letto questa intervista, capisco il perché del mio viaggio con il tuo Déltan. Complimenti ancora!!

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