Intervista onirica #53 Melissa Francesca D’Agostino

 

 

Ho parlato con lei di imperfezione e di armonia e, no, non c’era la soletta pubblicitaria di mezzo.

Sogna di cadere e di ripetere all’infinito gli esami di maturità… questi sono incubi veri, signori!

Ma non è solo questo che troverete nell’intervista, fatevi coraggio e leggetela tutta.

E’ con noi: Melissa Francesca D’Agostino!!!

 

Raccontaci il tuo sogno.

Io di solito fatico a ricordare cosa sogno ma due sogni ricorrenti che ho spesso sono uno che cado…ma finisce subito perché mi sveglio e l’altro…quasi ogni estate mi capita di sognare di dover rifare l’esame di maturità. Ogni volta sono seduta fuori che aspetto di dover entrare a spiegare la tesina. A volte il sogno continua che entro ed espongo la tesina, altre volte parte che sto facendo ancora gli scritti. Il punto in comune tra tutte le versioni di questo sogno è che, alla fine, mi dico “ma io la maturità l’ho già presa”… e lì mi sveglio.

Cosa significa per te perdere il controllo?

Perdere il controllo vuol dire non riuscire a incastrare perfettamente tutto. Mi spiego. In passato ero molto una che “si buttava a testa bassa nelle cose da fare” anche in contemporanea, se necessario, ma alla fine mi sono ritrovata a sbattere il muso contro il muro. La cosa, però, mi è servita per imparare a gestire le situazioni come se la mia mente fosse un computer. Si chiudono gli occhi, si fa un bel respiro e si forma mentalmente una sorta di elenco delle priorità delle cose da fare. Come quando dai i numerini al supermercato. Uno per uno li si fa tutti. Ovvio che se una cosa prevede tempi di risoluzione lunghi, valuto se portarne avanti un’altra da incastrare. Impazzire per fare tutto subito non serve a nulla, perché si ottiene solo di andare nel panico. Nel panico tutto diventa confuso, si percepiscono i problemi più grandi di quello che sono e non si vedono le soluzioni anche se stanno sotto il naso. Perdere il controllo è proprio questo. Andare nel panico e non capirci più nulla. Il lato positivo, quando capita oggi (perché siamo umani…capita), è che ho ben chiaro che l’unica soluzione è fermarsi, fare un respiro profondo, sistemare le priorità e tutto poi riparte bene …si spera!

Tutta un’area della filosofia e della psicologia studia il cervello umano come fosse un computer. Tu cosa ne pensi?

Da piccola mi sarebbe piaciuto diventare una criminologa, proprio perché studiare la psiche umana, quando esce fuori dagli schemi, mi sembrava molto interessante. Secondo me il cervello umano ragiona proprio come fosse un computer. Lo si capisce quando una cosa ci viene in automatico, quando ci ricordiamo come si fa qualche cosa che non facciamo da anni, quando un profumo ci fa tornare in mente una persona o un luogo. A differenza del computer, però, l’uomo ha anche le emozioni e il libero arbitrio che gli consente di capire se una cosa è meglio non farla o se è pericolosa o sbagliata. Diciamo che l’uomo è una macchina perfetta, come disse qualcuno, proprio perché, a differenza delle macchine, ha la facoltà di capire cosa è giusto e cosa è sbagliato. Anche se, purtroppo, a volte fa la cosa sbagliata anche quando è cosciente che non andrebbe fatta.

Come convivi con l’imperfezione?

Accettandola. Dal mio punto di vista nulla e nessuno è definibile “perfetto” perché, per fortuna, ciascuno di noi ha suoi gusti e sue preferenze e quello che per me può essere “perfetto” per altri può essere la cosa più imperfetta al mondo. L’imperfezione c’è, è inutile negarlo, ma in tutte le cose, nel momento esatto in cui smetti di guardare le “differenze” tutto diventa semplicemente “normale”. Siamo in un mondo imperfetto, fatto di cose imperfette, con persone imperfette…ed è normale.

“Gli esami non finiscono mai”. È vero?

La vita ci pone costantemente di fronte ad esami. Non si smette mai di imparare davvero, per cui è normale che ci siano esami costanti. L’importante è affrontarli sempre con la consapevolezza che daremo il meglio a noi possibile e se vediamo che non riusciamo da soli ci basta avere l’umiltà di chiedere aiuto. Non siamo invincibili, non siamo inscalfibili. Siamo umani.

Cos’è per te la memoria?

La memoria è la base fondamentale su cui abbiamo costruito quello che siamo oggi ed è la materia prima su cui baseremo il nostro domani. Il passato è passato, lo so, ma io sono di mio una nostalgica e a volte trovo meraviglioso l’abbraccio dei ricordi. Nei ricordi ci sono persone che non ci sono più, e i bei momenti trascorsi con loro, ci sono anni passati, ci sono i giochi di quando eravamo bambini, le gite, le abbuffate di schifezze nei pomeriggi d’estate. Ci sono i nonni che ti insegnavano le cose, ci sono le promesse di restare amici per sempre (spesso non mantenute). La memoria è la nostra coperta morbida, è la nostra tazza fumante nei pomeriggi d’inverno. Temo immensamente la possibilità, purtroppo esistente, che la memoria vada via con l’avanzare del tempo perché persa quella non resta più nulla. Forse è per questo che mi è sempre piaciuto scrivere. Per imprimere i ricordi lì dove li ritroverò se chi ha il potere di decidere mi consentirà di diventare una vecchietta paciarotta e rintronatella. Potrò prenderli in mano, quei ricordi scritti, e sfogliarli…così…per ritrovare il famoso abbraccio caldo.

Riesci a perdonare?

Bella domanda. Diciamo che non riesco a restare arrabbiata per più di 5 minuti, 10 quando la cosa è davvero grossa. Poi tendo a farmi passare l’arrabbiatura perché reputo lo “stare arrabbiati” un’inutile perdita di tempo. Non porto rancore ma non dimentico. La fiducia è alla base di tutto. Nel senso, se si è litigato ma alla fine nessuno ha seriamente fatto del male all’altro si può trovare un punto di contatto e si riparte da li. Se, al contrario, perdo la fiducia preferisco che ognuno vada per la sua strada senza rancori. Perdonare perdono praticamente sempre, salvo eccezioni rarissime che spero vivamente di non rivedere mai più nella vita perché mi hanno fatto del male, ma se la fiducia è persa preferisco che restino i bei ricordi, se ci si incontra ci si saluta senza problemi ma è meglio che ciascuno prenda la sua via, senza obbligatoriamente doversi vedere tutti i giorni. Poi ripeto…dipende quanto grande è il torto subito ma come reputo le arrabbiature inutili perdite di tempo reputo il rancore un’inutile produzione di bile.

Come gestisci l’ansia da prestazione? Se ti capita di provarne.

Dunque in campo sentimentale quel tipo di ansia non so neanche cosa voglia dire perché sono zitellissima da sempre, per cui mi manca proprio la materia prima su cui lavorare. Per quanto concerne la vita di tutti i giorni e l’ambito lavorativo io sono una fifona ansiosa inside. Nel senso che vado facilmente nel panico totale solo che, a differenza di qualche anno fa (che mi limitavo a piangermi addosso e mugugnare), oggi dico a me stessa che ce la posso fare, faccio un bel respiro e parto. Quando riesco a “domare l’onda”, come mi piace dire, poi faccio come i bambini…Mi gongolo da sola per tipo 20 minuti come una scema (a volte sembro scema anche quando sono emozionata, perché rido in continuazione). Diciamo che non lo so se sono capace di gestire l’ansia, ma me ne sono fatta una ragione. L’ansia c’è, esiste e ho imparato a conviverci civilmente, perché l’ansia è abbastanza perfida: quando la sfidi lei aumenta e poi sei veramente nella pupù più totale.

Dalle tue risposte emerge una certa armonia tra accettazione (non rassegnazione) di ciò che ti circonda e desiderio di migliorare dove si può. È così?

Sarò sincera. Dipende dalle giornate. Io sono abbastanza umorale e per giornate in cui cerco di trovare il bello in tutto, ho anche giornate in cui vedo tutto nero. Soprattutto su me stessa sono sempre stata abbastanza negativa e severa. Mi vedo bassa, grassa, nasona, incapace, lenta, poco sveglia. Diciamo che su me stessa sono sempre stata piuttosto cattiva e insicura. Ma per quanto concerne l’esterno alla mia persona sono sempre fiduciosa, nonostante le tante tranvate, che ci sia qualche cosa di bello e di buono da scoprire. Poi negli ultimi tempi sono molto più serena. Da quando ho ricominciato a scrivere sto tornando la “me stessa” che mi piace. La “me stessa” sempre arrabbiata e negativa che ero, durante il periodo di blocco creativo, non mi piaceva per niente e nonostante qualche volta faccia ancora capolino ho abbastanza forza per dirle “pussa via brutta bestia!!”. Diciamo che la “me stessa” che mi piace è rimasta un pochino la bambina che si arrampicava sugli alberi all’asilo. Curiosa, ottimista, positiva nonostante tutto. Ecco, io credo che se restassimo tutti un pochino bambini il mondo sarebbe migliore, perché visto dagli occhi di un bambino tutto è bello, tutto è davvero migliore e/o migliorabile.

Melissa ci lascia con Queen, The Show Must Go On

Questo è il romanzo di Melissa e Alastor Maverick

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