Intervista onirica #52 Daniel Di Benedetto

I don't sleep, I dream

E’ l’unico ad aver sfidato per due volte l’Oracolo (che sarei io).

E’ il cavaliere che attende in una gabbia.

L’unico ad essere sopravvissuto a due sessioni di intervista onirica con la sottoscritta (e non voleva smettere! “Non fa male! Non fa male! E’ tutto qua?”).

Un masochista senza speranza, signori. E un uomo d’oro.

Stiamo per farvi conoscere le interviste oniriche secondo livello, il livello della gente con le Palle.

Daniel Di Benedetto!!!

daniel di benedetto

Raccontaci il tuo sogno.

Un sogno che arriva sovente, spesso quando sono in ansia pura, è trovarmi in una situazione di pericolo non definita (nel senso che non è sempre la stessa). A un certo punto nel sogno mi ritrovo come imprigionato da qualcosa, oppure devo scappare da qualcuno…e provo a urlare…ma nessuno mi sente, allora prendo fiato e urlo più forte, ancora e ancora…fino a che non mi ritrovo a urlare davvero, finché non sento la mia voce che urla sul serio, svegliandomi… paura 2Alle volte poi, riaddormentandomi ricomincia da dove avevo lasciato…fino anche a sei sette urli a ripetizione…

Se dovessi dare un colore al pericolo che avverti nel sogno, che colore sarebbe?

È come una macchia di nero che tenta di fagocitare i colori del sogno e delle situazioni che sto immaginando di vivere… Come se fossi in fondo al mare, dove la luce del sole non arriva e io per farmi sentire ho bisogno di aria.

Facciamo un gioco di associazione? Partiamo dalla parola nero e tu procedi scrivendo di getto tutto quello che arriva di associazione in associazione. Fermati quando senti che il flusso rallenta. Vai, senza freni!nero 2

Nero – Buio Buio – Paura Paura – Ansia Ansia – Solitudine Solitudine – Silenzio Silenzio – Concentrazione Concentrazione – Pensiero Pensiero – Pooh Pooh – Musica Musica – Gioia Gioia – Sorriso Sorriso – Bambino …ok, mi fermo.

Il tuo pensiero ha avuto un’evoluzione positiva. Cosa ne pensi?

Penso che parto dal concetto “Non ce la faccio”…questo perché autostima non ne ho a sufficienza. Chiunque è migliore di me o sa fare le cose meglio di quanto le faccia io. Poi però una parte di me, chiamiamolo senso del dovere, oppure spirito di sopravvivenza o voglia di non arrendersi, si ribella e esce la parte “cazzara” di me. E allora canto…rido e faccio di tutto affinché mia figlia non debba mai essere infelice…anche a costo di tornare al punto di partenza.

Il tuo rapporto con passato, presente e futuro?

Il passato è fatto di ricordi che si accavallano, di cose rimandate, non dette o non fatte…di rabbia e rancore per non aver potuto costruire una vita “più serena”, grazie a qualcuno che avrebbe dovuto proteggermi e invece mi ha lasciato in mezzo alla merda, costringendomi a imparare a rimanere a galla e nuotarci, lì in mezzo. Tutto ciò mi ha fatto donna orologiosviluppare un senso del dovere fin troppo sviluppato, e così nel presente, anche se mi sento in gabbia e non faccio altro che fingere vada tutto bene, per il “quieto vivere” e per non far soffrire chi mi è accanto, sono sempre inquieto. Ansioso al limite della paranoia. Ipocondriaco, fissato con il “non fare in tempo”… E nel futuro…Chissà…il futuro è fatto di sogni e pensieri da rincorrere cercando di non trasformarli tutti in rimpianti.

Nel sogno urli, ma nessuno ti sente. Che cosa vorresti dire, ma non dici?

Semplicemente urlo, senza formulare parole…come se volessi far sentire la mia voce, come appunto fossi chiuso in una gabbia (mi immagino dentro una scatola chiusa, una cassa, qualcosa che mi impedisce di far sentire la mia voce).

La gabbia in cui ti senti costretto di cosa è fatta?

Di senso del dovere, di scelte dalle quali risulta molto complicato uscire, spesso perché le variabili sono troppe… La gabbia è fatta di problemi da risolvere e risolti, con strascichi di rancore e di persone (a me molto vicine) che per me non esistono letteralmente più…e forse una parte di me vorrebbe urlare in faccia a queste persone “Guardate, sono qui, sono vivo…ce la faccio anche senza di voi…sono in grado, non sono un coglione buono a nulla come pensate voi…”gabbie mentali

Sbaglio o nella parte finale della tua ultima risposta è emerso un pezzo di te che, anche se arrabbiato, si riconosce dei meriti?

Sì, è così. Nonostante la pochissima autostima, riconosco che sia riuscito comunque a costruire qualcosa, a essere in grado di potermi guardare allo specchio senza considerarmi un buono a nulla. Io so di saper fare il mio lavoro abbastanza bene e ho la fiducia di molti colleghi. So di giocare a pallone in un determinato modo e sento la fiducia della mia squadra di calcio a sette, capitano non solo per la fascia al braccio ma per sapere essere “leader” senza prevaricare ma, al contrario, dando l’importanza a ciascuno dei miei compagni (se io da portiere faccio una parata che salva il risultato, gli altri ringraziano me…io ringrazio loro perché mi danno fiducia e, anche nell’errore di movimenti di squadra, sono lì, pronti a sostenersi l’uno con l’altro). So di riuscire a scrivere. Non posso dire se bene o male. Mi rendo conto che il mio modo di scrivere e quello che racconto sia, per dirla con le parole di una persona a cui tengo in modo particolare, “profondamente intenso”. Però non sono uno che vuole apparire. In fiera, per esempio, Francesca mi cazzia di continuo perché a parità di genere, io non propongo il mio lavoro, ma quello dei miei colleghi e amici. Poi, in ultimo, propongo anche il mio…è la paura di prevaricare, di espormi e apparire presuntuoso…

Quali sono le persone o le cose che ti tirano fuori dalla gabbia?

Le cose che mi tirano fuori sono i momenti in cui posso fare le cose che amo, qualcosa che mi piace e non mi pesa…
Mi viene un esempio…stare in fiera a parlare di libri, miei e non, è stancante. Eppure non fiato, anche 12 ore in piedi ininterrottamente, dormendo pochissimo, ricominciando al mattino come nulla fosse. Improvvisamente l’ansia in quei momenti sparisce e sto bene con le persone che mi circondano e con me stesso…
Sfogarmi con una penna in mano, nonostante la mia pigrizia…
Mia figlia e i suoi sorrisi e le voglie di coccole.folon 2

Un’ultima domanda, leggera leggera. Qual è il senso del nostro essere qui?

A me piace pensare che qualcosa di me sia ribaltato, come un semino pronto a germogliare, nei modi e nei pensieri e negli occhi di mia figlia… Dentro, ognuno di noi ha una tavolozza di colori pieni di sfumature di tutti i tipi. La vita, le abitudini, le convenzioni e convinzioni che ognuno si porta dietro, come un fardello invisibile, spesso tendono ad appiattire tutto con uno strato di nero. Nel migliore dei casi, grigio scuro. Bisogna essere bravi, ostinati e anche fortunati a riconoscere le persone e le situazioni e gli istanti da ricordare e da tenere stretti a sé. Sono persone, situazioni e istanti che aiutano a tenere viva la tavolozza delle sfumature di colore della nostra anima.

Daniel ci lascia con Europe, Scream of anger.

europe 2

Questi sono i romanzi di Daniel

18318494_10212625365334285_1032802681_o

18302252_10212625365294284_1856662108_n

One Comment

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *