Intervista onirica #5 Livio Sollo

I don't sleep, I dream

 

GIOVEDì! SIGNORI, GIOVEDì!  E non un giovedì qualsiasi, ma il giovedì di I don’t sleep, I dream e delle mie folli interviste oniriche.

Oggi è ospite della mia poltrona marzullesca un autore che vi invito a scoprire, una persona che fa sogni bizzarri come piacciono a me!

Mi ha lasciato una nota biografica che merita di essere condivisa.

Nasce a Napoli nel 1989. Atleta, genio della matematica, poeta, pittore, artista poliedrico e volto televisivo noto: tutte cose che lui non è. In compenso fin da bambino si diverte a leggere e raccontare storie d’ogni tipo. Si laurea a Perugia e comincia a fare il giornalista, un lavoro che lo porta fino agli studi televisivi di CNBC Italy (507 Sky), dove scrive, traduce e fa il doppiatore. È l’autore del programma The Floor, condotto da Silvia Berzoni, dedicato alla finanza americana analizzata direttamente dal piano terra di Wall Street. In realtà è tutta una copertura: la sua vera vita sta in quelle storie che non smette di leggere e che qualche volta prova a raccontare.

Signore e signori, è con noi: Livio Sollo!

Livio, raccontaci il tuo sogno. treno magico

Fra i pochi sogni che ricordo con chiarezza ce n’è uno che resta nitido nella mente, senza che il tempo ne alteri i contorni. Più volte negli anni mi ha fatto visita, sempre con lo stesso abito e la stessa narrazione. Sono in piedi nel vagone di un treno. I sediolini sono disposti a ridosso delle pareti, rivolti verso il centro del convoglio che in questo modo è formato da un largo corridoio. Tutto è in legno, compresi gli appigli che penzolano dal soffitto per chi non trova un posto libero. I finestrini sono enormi, quasi quanto le pareti del treno. Guardo fuori e noto che stiamo andando molto piano. Alberi e campagna macchiata da sparute casupole veleggiano a passo d’uomo sotto il mio sguardo. Provo a sedermi ma qualcosa me lo impedisce. Un lamento proviene dal sediolino vuoto. Mi accorgo che il vagone è pieno di figure invisibili che viaggiano silenziose. “Mi scusi” – dico in fretta. Da quel momento riesco a distinguere i contorni degli altri passeggeri: umanoidi stilizzati identici fra loro. I bordi dei loro corpi sono neri e netti, come creati da un tratto di china. Non hanno occhi ma so che mi stanno guardando. Vado verso la fine del vagone e mi ritrovo all’esterno su un piccolo ballatoio abbastanza grande per ospitare una persona. Non siamo su un treno ma su un tram. Dipinto di rosso, si muove su binari che prendono forma pochi metri prima che passino le ruote mentre la via già percorsa si dissolve come sabbia portata via dal vento. Stiamo risalendo un pendio ripido. Ai lati di esso non ci sono più alberi e natura ma una distesa marina sconfinata su cui galleggiano come piccole isole persone e creature dai mille colori che non staccano gli occhi dal tram. Le saluto e loro rispondono con gesti calorosi: sono vicine ma non sento la loro voce. Quando rientro all’interno, metà del vagone è invaso da una intensa luce gialla. Ora li vedo con chiarezza, in piedi e immobili con il braccio puntato verso di me, come a segnalare la mia presenza a un’entità che percepisco ma non vedo. I passeggeri vengono inghiottiti dal calore uno ad uno. Provo a fuggire sul ballatoio ma è inutile: l’unico modo per salvarsi è scendere, buttandosi sui binari e aspettando che si dissolvano per poi precipitare in mare. Così accade. Sento il respiro affannoso del mare che sta per accogliermi. Mi giro per dare un ultimo sguardo al tram. In quell’istante la luce mi avvolge.

 

E’ un sogno ricco di elementi e il fatto che si presenti più volte, sempre con la stessa veste, sembra suggerire che sia portatore di un messaggio importante. Se sei d’accordo, isolerò alcuni elementi. Il primo è il mezzo sul quale ti trovi, prima un treno poi un tram. Un mezzo che si muove, questo sembra suggerire uno spostamento che qualcosa di te dovrebbe o sta compiendo. Com’è il tuo rapporto con i cambiamenti?

 

Ormai sono sette anni che ho lasciato la casa dei miei genitori. Vivo una relazione a distanza da qualche anno e mi muovo spesso nel weekend. Ho da sempre convissuto con i cambiamenti, sia lavorativi che domiciliari, e ormai ci ho fatto l’abitudine. Forse quello che manca è la visione chiara di un obiettivo finale. Se fosse la luce a rappresentarlo, allora vorrebbe dire che, sebbene non sia in grado di capire di cosa si tratti, alla fine, anche se fuggo, arriverà il momento di sapere cosa mi aspetta.

 

Interessante anche che il sogno abbia un’andata e un ritorno nello stesso punto. Luogo che subisce una trasformazione. All’ inizio appare vuoto con seggiolini rivolti verso un ipotetico centro. Scopri che i posti sono occupati da esseri che assumono lentamente un contorno. Cosa nella tua vita possiede queste caratteristiche? Apparentemente inconsistente, poi definito ma mancante di alcuni elementi?

 

Non mi viene in mente una persona che possa rientrare nella descrizione. Forse perché ce ne sono pochissime che considero davvero intime e per le quali ho avuto interesse fin da subito. Per quanto riguarda i luoghi, avendo cambiato spesso casa, ormai mi è difficile affezionarmi a un posto in particolare. Quelli in cui amo tornare hanno contorni ben definiti e ne conosco ogni anfratto.

E se dovessi pensare a qualcosa di tuo? A qualche aspetto del tuo carattere o della tua psiche?

 

Riesco a fare molte cose fin dal primo momento perché imparo in fretta. Tuttavia passa molto tempo prima che riesca a farle in tranquillità. Tendo a essere ansioso e questo mi spinge a controllare e ricontrollare ogni aspetto dieci o venti volte, costantemente in pensiero su come andrà a finire. Magari le figure del sogno rappresentano questa incertezza.

 

Ad un certo punto il treno diventa un tram rosso. Tu ti affacci al ballatoio e osservi questa strada di cui non rimane traccia. Il paesaggio cambia e diventa una distesa d’acqua nella quale galleggiano altre figure, diverse dalle precedenti perché colorate e più calorose nelle loro esternazioni. Il rosso del veicolo, la massa d’acqua e i personaggi, fanno pensare che tu ti sia spostato in un ambiente emotivo. Qual è il tuo rapporto con le emozioni?treno magivo 2

 

Non sono una grande fan delle esternazioni emotive. Preferisco la discrezione anche se ho un carattere gioviale (almeno così dicono). Difficilmente mi lascio trasportare in modo visibile da qualcosa e preferisco non lasciar trasparire alcunché. Quando sono da solo mi lascio andare molto di più. Finora c’è solo una persona con cui riesco a rilassarmi per davvero, a parlare apertamente senza pesare le parole.

 

Che spazio trovano sogno ed emozioni in ciò che scrivi?

Il sogno che ci hai raccontato ha ispirato qualcosa?

 

E’ capitato che i sogni fossero poi riportati su carta. Molte scene di Ygdrasill si basano su vecchi incubi rimodellati da sveglio, soprattutto i capitoli finali. I primi tempi, quando ero di fronte al foglio, scrivevo ciò che pensavo volessi scrivere. Poi ho capito che è meglio affidarsi alle sensazioni e lasciare che certi spunti arrivino da soli. Il sogno del tram rosso non ha ancora ispirato nulla ma forse in futuro lo farà.

 

 

Tornando al tuo sogno, l’entità misteriosa alla fine del sogno che cosa evoca in te?

 

Un senso di spaesamento perché so di trovarmi di fronte all’inevitabile. So che non servirà a nulla gettarsi nel vuoto perché quella cosa che sovrasta tutti, o meglio, in cui tutti siamo immersi, non può essere evitata. La luce è soltanto la sua manifestazione visibile.

 

Il senso dell’inevitabile entra anche nelle tue storie?

 

In Ygdrasill si respira molto il senso di inevitabilità. Dal primo momento i protagonisti sono vittime degli eventi e per quanto lottino non riescono a liberarsi dalla corrente che li porta sempre più a largo. Anche nei racconti si percepisce lo stesso sentimento; nei prossimi romanzi che usciranno, invece, i protagonisti sono un po’ più liberi.

 

Questo nuovo senso di libertà rispecchia una tua trasformazione interiore avvenuta o sperata?

Una trasformazione in atto, o meglio, di cui mi sono reso conto solo da poco. Non so quando sia iniziata ma ho cominciato a percepirla poco tempo fa e non comprendo del tutto. Spero che la definizione arrivi attraverso la scrittura: magari saranno le storie a definire chi le racconta e non viceversa.

Una frase perfetta per chiudere questa intervista, grazie Livio.

Livio ha scelto per il suo sogno Interstellar Soundtrack.

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Queste le opere di Livio Sollo

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