Intervista onirica #44 Yali Ou Ametistha

I don't sleep, I dream

 

Solo con lei ho scommesso le mutande e solo lei ha osato chiamarmi zuccherino.

Ma non è di mutande che abbiamo parlato e io le mie ce le ho ancora.

Sogna da anni il disastro di Chernobyl, anche come premonizione, dilata il tempo con la forza della concentrazione, è pericolosa e ma è possibile avvicinarsi con adeguate precauzioni.

Un supereroe? Una supereroina?

Quasi.

Yali Ou Ametistha!!!

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Parlaci del tuo sogno.

In saccoccia ho un sogno così ricorrente da anni nella mia vita, che in realtà lo considero un ricordo. Il sogno inizia così…pripyat 1

È giorno. Mi sveglio e mi ritrovo seduta sul sedile posteriore di un’auto ferma sotto il cavalcavia che una volta si trovava nelle vicinanze di casa dei miei genitori, ma che ora non c’è più. Mi guardo intorno e ci sono un sacco di auto ferme proprio come quella in cui mi trovo io, tipo i film di zombie, ma in giro non c’è nessuno, nemmeno gli zombie. Il mio primo pensiero è andare a vedere come stanno i miei. Sento l’inquietudine addosso ma mi incammino lo stesso, solo che a casa dei miei non ci arrivo; tuttavia, mentre cammino, mi rendo conto di non trovarmi più a Torino. Mi trovo in un’altra città abbandonata. Tutto è al proprio posto, non c’è niente di fatiscente o di spaventoso, tranne la sensazione di angoscia che mi stringe lo stomaco. Entro negli edifici più per curiosità o in cerca di spiegazione, che in cerca di qualcuno. Comincia a calare il sole e io mi ritrovo in questo posto. C’è persino un Luna Park abbandonato. Questo sogno lo faccio da quando ero piccola. Con mia inquietante sorpresa, dopo anni e per caso, mi sono resa conto che le immagini della città che vedevo erano di Pripyat. Guardando un documentario ho riconosciuto gli interni e gli esterni degli edifici che ho visitato nel sogno. E quindi è da anni che sono ossessionata da Chernobyl e da tutto quello che gira attorno all’esplosione della sua centrale nucleare. All’epoca in cui si è verificato l’incidente (al reattore n° 3 della centrale nucleare Lenin tra Chernobyl e Pripyat, 26 Aprile 1986) io avevo 9 anni, ma avevo già iniziato a sognare questa cosa da prima che accadesse. E comunque continuo a sognare tutto questo ancora oggi, e allora quando capita, invece di percorrere sempre gli stessi passi, cerco di addentrarmi in edifici differenti da quelli che ho già visto.

Gli edifici nei sogni ci raccontano spesso qualcosa di noi. Cosa ci raccontano di te gli edifici di pripyat 2questo sogno?

Ehm, che sono radioattiva e pericolosa? (La sparo grossa) …E solo chi è ben attrezzato mi si può avvicinare? Buh, non lo so cosa dicono di me gli edifici, forse che sono una persona curiosa e che non ho paura della solitudine, e nemmeno di infognarmi nell’esplorazione della vita. (Ora però ho paura di quello che ho scritto ò.ò)

Cosa trovi nella solitudine?

Nella solitudine ci sono io, e ci sono il tempo e la concentrazione per far diventare di 48 ore una giornata che di ore ne ha solo 24. Adoro la compagnia, ma se mi viene in mente qualcosa da fare, da creare o da scrivere, comincio a scalpitare e a diventare insofferente.

Che cosa ti incuriosisce?pripyat 3

“Tutto” non è una risposta, me ne rendo conto, ma dire che “tutto potenzialmente mi incuriosisce” forse sì. Per fare degli esempi: la psicologia, la mente umana e i suoi meccanismi, i meccanismi, in generale il funzionamento delle cose, i luoghi abbandonati e le persone che li hanno abitati; ma nello specifico, a me interessano gli ultimi momenti di vita in quelle case, gli oggetti che gli abitanti hanno lasciato e anzi, se ci fosse uno psichiatra nel gruppo e mi volesse analizzare io sarei a disposizione.

Nel tuo sogno le auto sono ferme. Cosa senti fermo nella tua vita?

Mmm… Sai cosa? Vorrei che il mio mondo sincronizzasse la propria andatura con la mia. A volte sono io che corro troppo, oppure lo faccio troppo poco, ma in ogni caso di conseguenza sbarello, perché chiaramente non ruota tutto attorno a me, e questo mi pesa molto (sono ironica).sincronizzare

È importante per te trovare una spiegazione agli eventi?

Sempre, qualunque essa sia, accetto anche il sovrannaturale, basta che mi si dia un perché, allora io trovo pace.

Cosa ci salva dalle catastrofi?

1 – La prontezza di spirito, di riflessi e di ragionamento.

2 – Il fattore C.

3 – Chuck Norris.

Sei una donna d’azione?

Puoi scommetterci le mutandine zuccherino.donna d'azione

 Ti capita spesso di intuire l’evoluzione delle situazioni in anticipo?

È il mio cruccio e anche quello delle persone che mi conoscono. Sono insopportabile.

Come si superano le paure?

Come si superino non lo so, però posso dirti come procedo io. La primissima cosa che faccio è assicurarmi di essere in grado, di essere pronta, altrimenti si fa peggio. Con me il metodo “ti butto nell’acqua alta a tradimento e ti obbligo a nuotare” non funziona. Nel momento in cui mi sento pronta per “la battaglia”, mi infilo una testa d’ariete e corro incontro alla mia paura urlando.

Il tuo sogno è collegato a uno dei grandi disastri dell’umanità, reso ancor più grave dalle ripercussioni che ha avuto sulle generazioni successive. Raccontaci di un dono che hai ereditato e parlaci di cosa vorresti lasciare tu al mondo.

Questa è una domanda molto difficile, per cui ti avverto, mi dilungherò nella risposta.

Mio padre è nato per fare il sarto. Aveva (adesso ha 85 anni) una specie di fluido magico nelle mani, una perfezione che gli invidio ancora adesso. Ha un’intelligenza fuori dal comune, lo chiamavano “l’avvocato” perché, nonostante non avesse una laurea in giurisprudenza, l’aveva studiata da solo come materia per curiosità personale, così come la lingua inglese ad esempio e molte altre cose. Conosceva il codice civile a memoria per dirne una. Col tempo si è dovuto adattare ad altri mestieri; una volta ha vinto un posto di lavoro in una fabbrica realizzando una componente meccanica al tornio, il problema è che lui non aveva mai visto un tornio in vita sua prima di gareggiare. Si è persino improvvisato architetto, sempre per ottenere un posto di lavoro, in cui poi non ha dovuto progettare case per treninifortuna, ma tanto comunque aveva studiato da solo anche quello e si era messo a fare i “disegni tecnici”. Adora i trenini, quindi si costruiva da solo tutte le miniature delle stazioni e dei percorsi ferroviari, casette, animaletti e tutto il resto. A casa non abbiamo MAI chiamato un tecnico, ha sempre aggiustato tutto lui. Gli bastava osservare un oggetto e poi capiva in 5 minuti il suo funzionamento. Ha fatto anche l’arbitro di calcio. Ecco, io gli stavo sempre appiccicata e ho cercato di assorbire da lui un po’ della sua capacità di imparare e di eccellere. Non lo so se ci sono riuscita, ma quello che da lui ho imparato, oltre all’uso dei congiuntivi, è proprio questo: vivere la vita in ogni sua sfumatura e imparare a fare tutto ciò che mi interessa, tutto ciò che mi serve. Ed è la stessa cosa che vorrei lasciare in eredità.

Troppe volte ho dovuto fingere di non saper fare qualcosa, perché per la gente, abituata a raggiungere un solo grande obiettivo nella vita, accettare che una sola persona possa essere in grado di aggiustare una lavatrice, cantare, confezionare un abito da sposa, scrivere un romanzo, preparare sushi come i Giapponesi e vendere ghiaccio agli Eschimesi, è impossibile. Ma non è così, e chiunque può imparare a fare BENE ciò che desidera, lo puoi fare anche tu, lo può fare chiunque stia leggendo. Questo è l’inestimabile dono che ho ereditato da mio padre, e questo è ciò che vorrei lasciare in dono al prossimo.imparare

Gli esseri umani sono creature fantastiche, il nostro cervello è una macchina meravigliosa e perfetta, dobbiamo solo usarlo e spingerci fin dove non siamo mai arrivati. Non invidiare il prossimo, ma cercare di imparare dalla sua bravura, trarre ispirazione. Accettare di sbagliare, abbassare la testa di fronte alle critiche e ricominciare da capo.

Yali ci lascia con Kraftwerk Radioactivity.

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Questo è il romanzo di Yali.

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Qui trovate i suoi servizi di editing, grafica e cover.

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E qui trovate le sue creazioni e le sue foto.

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