Gabbie

gabbie mentali

 

Mi piace un sacco la mia gabbia.
Non ricordo il giorno in cui ci sono entrata, né il volto di chi mi ha infilato tra queste sbarre per poi chiuderle sulla mia vita.
È abbastanza spaziosa, quando lo desidero posso fare due passi e sgranchirmi le gambe. Cammino lungo tutto il perimetro e intanto accarezzo con una mano il metallo che mi protegge.
Lucido, freddo, solido. Nulla può ferirmi dentro le mura della gabbia.
Intorno a me è tutta penombra.
Vedo sagome di altre gabbie sospese nel vuoto, agganciate a catene spesse. Non mi preoccupo di scoprire se dentro ci siano altri come me o no. Sto bene dove sto.
Sono accovacciata sul fondo, quando un rumore mi strappa alla tranquillità.
Mi affaccio alle sbarre quel tanto che basta.
Una gabbia si muove.
Un complesso movimento di corde metalliche posiziona una nuova gabbia proprio vicino alla mia.
Tutto si ferma e torna la pace.
Posso tornare a sdraiarmi, ma ti vedo.
Sei così vicino che posso leggerti negli occhi. E quel che vedo non mi piace.
Mi appiattisco sul fondo della gabbia e rimango immobile. Il petto si gonfia e si sgonfia mosso da un’emozione che non conosco.
Tutto si placa in poco tempo. Mi sento la stessa di sempre. Chiudo gli occhi. È tutto passato, è tutto normale.
Adesso voglio camminare. Mi alzo e inizio il giro della gabbia. Le sbarre mi restituiscono attraverso un luccichio la loro dedizione. Mi amano, lo sento, non mi permetteranno di sbagliare.
Di nuovo ti vedo. La stessa posa, lo stesso sguardo. Sembra che tu non ti sia mosso.
Sento un disagio crescente e mi giro dall’altra parte. Anche se non vedo più i tuoi occhi, so che sei ancora lì e che non smetterai di guardarmi.
Cerco rifugio sul fondo, ma anche lì mi sembra che i tuoi occhi arrivino per scrutare qualcosa di me.
Sono adirata e mi alzo in piedi. Questa storia deve finire, ora.
Sei lì.
Allunghi una mano oltre le sbarre.
La rabbia cede il passo all’orrore. Mi ritraggo, ma non c’è luogo in cui tu non possa raggiungermi.
La gabbia è diventata troppo stretta e la tua mano è troppo vicina.
Schiaccio la faccia contro il fondo di metallo.
Un rumore ritmico arriva alle orecchie. So cosa stai facendo. La tua mano batte sul metallo e mi chiama.
Continui così e non mi lasci scelta.
Torno a guardarti.
La mano è acora protesa.
Scuoto la testa. Voglio che tu capisca che non posso, non voglio, muovermi da qui.
I tuoi occhi comunicano insistentemente ciò che non voglio capire.
Inizio un gioco, una sfida. Ti fisserò anch’io, finché tu non capirai.
E qualcosa capita, perché la tua espressione cambia. Ti sei arreso e stai per voltarti, ma è proprio quell’ultima luce nei tuoi occhi a farmi capire.
Prima che anche l’ultimo respiro sia buttato, allungo una mano verso di te, con forza.
Fa freddo fuori dalle sbarre. Una corrente gelida graffia il mio braccio nudo.
Sono riuscita a fermarti. Mi guardi ancora.
Lentamente allunghi una mano.
Le nostre dita non si possono toccare. È una pena.
Ti porti una mano al cuore. Non so che cosa tu voglia dirmi.
Lo faccio anch’io, d’istinto.
Scopro qualcosa di duro sotto i vestiti. Infilo la mano dentro la maglia.
Una chiave.
Una chiave che apre la gabbia. Tremante la afferro.
La infilo nella toppa. È perfetta. Ruota con un movimento sinuoso, quasi morbido.
Quando apro la porta di metallo, raffiche di vento freddo mi investono.
Mi affaccio timorosa. Sotto di me, sotto di noi, c’è solo vuoto. Buio, senza speranza.
Tu continui a guardarmi e quel che vedo in te adesso mi piace. Lo vorrei per me.
Ho paura. Il vuoto mi spaventa. Non sono preparata ad affrontarlo.
Mi sorridi, è la prima volta.
Apri le braccia e compaiono due ali.
Sorpresa.
Scoppio a ridere e a piangere.
Io posso uscire, tu puoi volare.
Un pensiero folle, senza possibilità, mi attraversa.
Afferro due sbarre e mi spingo.
La gabbia cigola e si muove.
Dondola come un’altalena.
Quando il movimento si fa più forte, decido.
Faccio un salto che è pura disperazione.

Atterro sulla tua gabbia.
Sei vicino, ma ancora lontano. Il metallo lucido, freddo, solido ci separa.
Ho ancora la chiave. La infilo nella toppa.
Sarà uguale la chiave che apre tutte le gabbie?
Sì.

 

Abbiate cura di voi, ma fuori dalle gabbie.

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