Fate entrare un po’ di sole

Oggi a Torino c’era il sole, un bel sole autunnale con un cielo limpidissimo. Baba Jaga (il mio cane), alle prime luci dell’alba, ha tirato fuori tutte le coperte dalla cuccia per arieggiare un po’. Poi si è tolta la pelliccia, l’ha appesa al filo con due mollette arancioni e si è stesa sul prato a fissare la vitamina D.
Anche il mio bimbo ha tirato fuori dalla cassa tutti i suoi giochi… badate bene, è un’attività quotidiana per lui. E’ il suo esercizio di disordine creativo. Le macchinine erano tutte in fila davanti alla finestra e brillavano alla luce del sole. Sembravano addirittura più veloci…
E se ogni tanto facessimo prendere aria e luce alle parti di noi che normalmente stanno chiuse da qualche parte? Se stendessimo fuori i panni sporchi anche solo per qualche ora… forse ci sembrerebbero diversi. Soleggiare i fantasmi e le ombre che ci portiamo dentro, arieggiare le stanze che sanno di muffa, esporre in terrazzo, come fosse una bandiera, quella parte bellissima che ci portiamo dentro e che non abbiamo mai tirato fuori perché, a volte, è paradossalmente preferibile che gli altri continuino a vederci con i nostri difetti di sempre, per non turbarli.
Che faccia ha Dracula alla luce del sole? Indossa un paio di occhiali da sole a mascherina e l’accappatoio e non ci pensa minimamente a mordervi sul collo. Non fa più paura.
Le nostre paure più grandi? Friggono e si trasformano in un desiderio mai rivelato.
Non fraintendetemi, troppa luce è dannosa, ci sono aspetti di noi che hanno bisogno della penombra, ve lo dice un’estimatrice. Ma tanto un po’ di ombra rimane sempre, lo sapeva anche Jung, e in fondo, i nostri lati cupi sono quelli che ci conferiscono quell’aria misteriosa.
E allora, TUTTI FUORI! Perché, come dice il cattivo di “Monsters & Co.” (uno dei film di animazione preferiti da mio figlio), “Lo senti? C’è aria di cambiamento”.

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