Credo

credo

 

Fatti come quelli di venerdì lasciano un segno particolare, dovrebbe essere così ogni volta che in un attentato qualcuno muore o resta ferito. Mi rendo conto che la differenza l’ha fatta la reazione della collettività e  dei mass media.

Tutti coinvolti, tutti con il bisogno di dire qualcosa. Pochi sono rimasti silenziosi. Forse qualcuno è riuscito anche a non dare peso a quanto è avvenuto.

Questo è il mio credo di oggi.

Credo che quasi tutti (quasi tutti, non tutti) gli organi di informazione stiano riportando notizie abilmente manipolate per giustificare una serie di provvedimenti. Credo che alcune notizie andrebbero riportate usando un condizionale o lasciando trasparire che sono delle ipotesi non confermate. Credo che se la risposta alle morti di Parigi è stata un bombamento non siamo sulla buona strada.

Mi sono sentita perduta nei giorni scorsi perché, se guardo a chi ci governa, vedo solo tanta menzogna e tanta difficoltà ad ammettere le proprie responsabilità.

Oggi credo in qualcosa di diverso, e da qui ripartirò.

Credo nei dubbi. Credo siano uno stimolo potente. Credo vadano utilizzati per leggere quello ci accade, tenendo ben saldi alcuni valori fondamentali (non fondamentalisti).

Credo nell’esistenza di canali di informazione che possano veicolare notizie e letture alternative. Credo che in ogni caso tutto ciò che si legge vada ragionato e riflettuto.

Credo esistano persone competenti che sanno proporre delle strade alternative alla guerra. Credo che queste voci andrebbero ascoltate. Credo che queste persone non siano al governo di nessun paese in questo momento (se un giorno lo saranno, spero riescano a mantenersi salde nelle proprie convinzioni).

Infine, credo nelle persone.

Credo in Claudia che ieri mi ha raccontato dell’iniziativa di Special Olympics che sta organizzando.

Credo nella commessa cinese che non ride mai. Una volta mi ha aiutata a ficcare in un sacchetto un pacco che non ne voleva sapere. Quando ci siamo riuscite, ci siamo sorrise.

Credo nel ragazzo egiziano che vende kebab. Quando entra un senzatetto (italiano) nel suo locale, lui gli dice sempre così: “Hai fame? Siediti che ti porto subito qualcosa.”

Credo in mio marito che prova a instillare nel mondo un maggior rispetto per la Terra.

Credo in mio figlio.

Credo in Edoardo che legge Dante. La cultura è un bene prezioso.

Credo in Loris, Eleonora, Cristina, Cristiana, Ranusia, Claudia, Federica, Nino, Gianni, Paolo, Valerio, Marina, Alessandra, Veronica, Silvia, Nicoletta, Alice, Barbara, Gabriele, Sara, Rosella, Roberto, Aurelia. La lista è ancora lunga. Credo in voi amici.

Mi dispiace se vi addosso questa responsabilità, ma oggi riparto da voi.

 

Abbiate cura di voi… e di me!

 

 

2 Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *