Come topi in gabbia

topi in gabbia

Non erano solo chiusi in quella carretta che poi è andata a fondo, erano anche sigillati in una condizione con rare vie d’uscita.

Alle spalle il paese da cui scappi e che nonostante tutto ami, davanti a te un viaggio che forse ti porterà alla morte. Ma è preferibile morire tentando, piuttosto che aspettare la fine in un luogo che minaccia la tua esistenza  e quella dei tuoi cari.

Il problema adesso per qualcuno è: li accogliamo o no?

Per qualcun altro è: blocchiamo gli scafisti e il sistema assassino che li sostiene.

E’ come mettere un cerottino a una ferita in piena emorragia. Per molti è meglio fermarsi a decidere quanto grande deve essere il cerotto, piuttosto che chiedersi la causa che continua a originare ferite. Per alcuni sarebbe meglio tirare una tenda per non dover vedere il paziente.

I motivi li sanno, li sappiamo.

Le situazioni di conflitto che originano le ondate migratorie sono il frutto di politiche internazionali e di grandiosi interessi economici. Ancora più sotto, c’è la nostra ignoranza, la nostra inconsapevolezza. Le nostre scelte, al supermercato e nella vita di tutti i giorni, influenzano su vasta scala l’economia mondiale. E’ un domino che parte con tessere piccolissime e si propaga a valanga, ingigantendosi.

Ma questi ragionamenti poco interessano a quelli che ormai non ci sono più. Altri verranno, come loro. Non si arrenderanno all’idea di dover soccombere. Avete mai visto un animale che tenta di liberarsi? Non siamo diversi da lui, quando vogliamo vivere.

Il Papa ha detto che cercavano la gioia. Io credo che cercassero paradossalmente di sopravvivere.

Abbiate cura di voi, oggi è lutto.

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